di Giuseppe Gagliano –
Il conflitto tra il movimento ribelle M23 e le forze governative nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) rappresenta una delle crisi più complesse e prolungate nell’Africa orientale. A distanza di oltre due anni e mezzo dalla ripresa delle ostilità, l’M23, sostenuto stando alle accuse di Kinshasa dal Ruanda, continua ad avanzare, ampliando il controllo territoriale di oltre il 70% tra novembre 2023 e agosto 2024, come riportato dalle Nazioni Unite. Nonostante il cessate-il-fuoco dichiarato ad agosto, le tensioni rimangono alte, e il conflitto si è ulteriormente intensificato.
La situazione è aggravata dall’incapacità delle forze governative congolesi e dei loro alleati, tra cui i gruppi armati locali noti come wazalendo, di ottenere vittorie significative contro l’M23. Il sostegno di Kigali al M23 è una fonte di grande preoccupazione non solo per la RDC, ma anche per l’intera regione dei Grandi Laghi, poiché alimenta le rivalità etniche e politiche che già affliggono quest’area. La comunità internazionale ha cercato di mediare, ma le sanzioni e le condanne non hanno finora portato a una soluzione duratura.
La persistenza del conflitto mette in luce la fragilità delle strutture statali congolesi, l’influenza di potenze regionali con interessi contrastanti e l’incapacità delle organizzazioni internazionali di intervenire efficacemente in contesti di conflitti protratti, dove interessi economici e geopolitici si intrecciano con profonde fratture sociali e storiche.












