di Giuseppe Gagliano –
Il Regno Unito potrebbe estendere la propria protezione nucleare all’Ucraina e ad altri Paesi europei in cambio di un maggiore accesso delle merci britanniche al mercato unico dell’Unione Europea. È la proposta avanzata dall’ex deputato conservatore Nick Boles, che punta alla creazione di una Confederazione europea nella quale sicurezza militare e integrazione economica diventerebbero elementi di uno stesso accordo.
Il progetto prevede impegni di difesa simili a quelli dell’Alleanza Atlantica e consentirebbe a Londra di offrire la propria capacità di dissuasione nucleare anche a Stati esterni all’Unione Europea o alla NATO. In cambio, il Regno Unito otterrebbe un accesso più ampio al mercato unico per le merci senza ripristinare la libera circolazione delle persone e senza aderire alla moneta comune. Si tratterebbe quindi di una revisione selettiva delle conseguenze della Brexit, nella quale la principale risorsa strategica britannica diventerebbe anche uno strumento negoziale nei rapporti con Bruxelles.
La proposta presenta tuttavia diversi problemi. Norvegia, Albania, Montenegro e Macedonia del Nord appartengono già alla NATO e beneficiano della sua deterrenza collettiva, mentre la neutralità della Svizzera difficilmente sarebbe compatibile con una garanzia nucleare esplicita. Il vero destinatario della proposta appare quindi l’Ucraina.
Estendere a Kiev una protezione nucleare credibile significherebbe però stabilire in quali circostanze un nuovo attacco russo potrebbe determinare una risposta britannica, chi dovrebbe assumere la decisione e come Londra coordinerebbe la propria strategia con Stati Uniti e Francia. Una garanzia eccessivamente ambigua rischierebbe infatti di perdere proprio quella credibilità sulla quale si fonda la deterrenza.
Il Regno Unito dispone di una forza nucleare basata sui sottomarini lanciamissili e mantiene almeno un’unità in pattugliamento permanente. La futura classe Dreadnought sostituirà i Vanguard e Londra ha annunciato investimenti per 8,4 miliardi di sterline nella successiva fase del programma, oltre a più di 63 miliardi nei prossimi quattro anni destinati al complesso delle capacità nucleari e navali collegate.
Resta però da stabilire se una forza concepita principalmente per garantire la sicurezza del territorio britannico possa offrire una deterrenza credibile a un numero crescente di Stati. Un simile sistema richiederebbe pianificazione congiunta, consultazioni permanenti, condivisione dei sistemi di allarme e una catena decisionale chiaramente definita, con il rischio di sovrapporsi alle strutture già esistenti della NATO e della difesa europea.
Nel progetto, l’Ucraina avrebbe anche il compito di costituire la principale barriera convenzionale contro la Russia. L’esperienza maturata dalle forze ucraine nella guerra con i velivoli senza pilota, nella ricognizione e nei sistemi di attacco a basso costo verrebbe condivisa con gli altri partner. Si tratta probabilmente dell’aspetto più concreto della proposta, ma mantenere nel lungo periodo un grande esercito ucraino richiederebbe finanziamenti, munizioni, difese aeree e capacità industriali per un periodo potenzialmente indefinito.
Il progetto presenta inoltre una rilevante dimensione geoeconomica. Londra utilizzerebbe la propria capacità militare per recuperare una parte dei vantaggi commerciali perduti con l’uscita dall’Unione Europea, mentre Bruxelles potrebbe opporsi alla possibilità di separare l’accesso al mercato unico dagli obblighi normativi, giudiziari e concorrenziali che lo accompagnano.
Un altro problema riguarda la Francia, unica potenza nucleare dell’Unione Europea. Parigi ha già proposto una riflessione sulla dimensione europea della propria deterrenza, mantenendo però il controllo nazionale dell’arsenale. Una struttura costruita attorno alla capacità nucleare britannica potrebbe quindi alimentare una competizione tra Londra e Parigi anziché rafforzare il coordinamento europeo.
La proposta arriva mentre le armi nucleari stanno tornando al centro del dibattito sulla sicurezza continentale. Negli Stati Uniti si discute della possibilità di utilizzare ulteriori basi europee per velivoli con capacità nucleare, mentre Polonia, Finlandia e Lituania sono indicate tra i Paesi potenzialmente interessati. Helsinki ha già modificato la propria legislazione eliminando alcuni ostacoli alla piena cooperazione con il sistema di deterrenza dell’Alleanza, senza tuttavia annunciare lo schieramento di ordigni atomici.
L’estensione dell’ombrello britannico all’Ucraina appare quindi soprattutto come il segnale della ricerca di una nuova architettura di sicurezza europea. Londra tenta di recuperare centralità strategica dopo la Brexit mettendo sul tavolo la propria capacità nucleare, ma collegare deterrenza e concessioni commerciali apre profonde contraddizioni. Una garanzia atomica può essere efficace soltanto se alleati e avversari ritengono credibile la disponibilità di chi la offre ad assumersi tutte le conseguenze dell’impegno.



