di Alberto Galvi –
Si stanno svolgendo in questi giorni nella Repubblica Ceca le elezioni parlamentari. Gli elettori sono chiamati alle urne per eleggere la Camera dei Deputati, la camera bassa di 200 membri del parlamento per un altro mandato di quattro anni.
La legislatura uscente è stata formata nell’ottobre 2021 e ha visto la nascita di un governo di coalizione di centro-destra tra l’alleanza tripartita Spolu (“Insieme”), guidata dal premier Petr Fiala, e il partito liberale STAN (Sindaci e Indipendenti). Queste elezioni potrebbero riportare al potere Andrej Babis, capo del partito populista di destra ANO (Azione dei cittadini insoddisfatti); ha già governato il Paese dal 2017 al 2021.
Il partito ANO si aggira intorno al 30 percento, mentre l’alleanza di Fiala si avvicina al 20 percento. Nessun partito otterrà da solo la maggioranza assoluta dei seggi. In seguito al voto si apriranno le trattative per la formazione di un nuovo esecutivo di coalizione, indipendentemente dall’esito delle elezioni.
I temi principali della campagna elettorale sono stati il costo della vita, l’inflazione e i prezzi dell’energia, ma contrariamente alle ricette tipicamente populiste di ANO, Spolu propone di proseguire sulla strada dell’austerità già intrapresa negli ultimi anni e di rafforzare le forze armate per proteggere il Paese da un’eventuale aggressione russa.
Il ritorno di Babis al potere potrebbe allontanare Praga da Bruxelles avvicinandola a Mosca, indebolendo l’unità dell’Ue nel Consiglio europeo su questioni cruciali come il sostegno alla resistenza ucraina e bloccare il percorso di Kiev verso l’adesione all’UE, e il possibile ritorno del Gruppo di Visegrad come forza di blocco nel processo decisionale dell’Ue.












