Romania. Drone russo: Dan, ‘è stato intercettato, caduto accidentalmente nel nostro territorio’

Cavo Dragone (Nato), 'L’Alleanza non dovrebbe reagire in modo eccessivo': caduta accidentale.

di Guido Keller

L’incidente del drone precipitato nella città romena di Galați, al confine con l’Ucraina, continua ad alimentare il dibattito sulla sicurezza del fianco orientale della NATO. Tuttavia dai vertici dell’Alleanza arrivano segnali di prudenza che sembrano allontanare l’ipotesi di un’escalation militare diretta con la Russia.
Il presidente del Comitato militare della NATO, l’ammiraglio italiano Giuseppe Cavo Dragone, ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg che l’Alleanza non dovrebbe «reagire in modo eccessivo» agli episodi che negli ultimi mesi hanno coinvolto droni e missili caduti accidentalmente nei Paesi membri dell’est Europa.
Nella notte tra il 29 e il 30 maggio, un drone d’attacco si è schiantato sul tetto di un edificio residenziale a Galați, provocando un incendio, il ferimento di due civili e l’evacuazione di circa 70 persone. L’episodio è avvenuto durante un intenso attacco russo contro la regione ucraina di Odessa, situata a pochi chilometri dal confine romeno.
Secondo le autorità di Bucarest i resti recuperati sul luogo dell’impatto appartengono a un drone di tipo Shahed, noto in Russia come Geran-2, impiegato dalle forze armate russe nelle operazioni contro l’Ucraina. Tuttavia la dinamica esatta dell’incidente appare più complessa di una semplice violazione deliberata dello spazio aereo della NATO.
A fornire una ricostruzione destinata a raffreddare le tensioni è stato il presidente della Romania, Nicușor Dan. Secondo il capo dello Stato, il velivolo avrebbe modificato improvvisamente la propria traiettoria dopo essere stato colpito dalle difese aeree ucraine nei pressi della città di Reni, importante porto sul Danubio situato a ridosso del confine romeno. Il drone, danneggiato durante l’intercettazione, avrebbe quindi perso il controllo e sarebbe precipitato sul territorio romeno.
Le dichiarazioni di Dan e quelle dell’ammiraglio Cavo Dragone sembrano convergere su un punto: l’incidente viene interpretato come una conseguenza indiretta delle operazioni militari in corso e non come un attacco intenzionale contro un Paese dell’Alleanza Atlantica.
Negli ultimi anni episodi analoghi si sono verificati più volte lungo i confini orientali della NATO, tra Romania, Polonia e altri Paesi vicini all’area del conflitto. Finora però l’Alleanza ha sempre evitato di considerare questi eventi come casus belli, privilegiando un approccio basato sull’analisi tecnica degli incidenti e sul rafforzamento delle capacità di sorveglianza e difesa aerea.
Resta il fatto che la guerra in Ucraina continua a produrre effetti collaterali ben oltre il campo di battaglia. Ma, almeno per il momento, sia Bucarest sia i vertici militari della NATO sembrano intenzionati a evitare che un drone fuori controllo possa trasformarsi nella scintilla di un confronto diretto tra l’Alleanza e Mosca.