di Guido Keller –
La giustizia russa ha formalizzato le accuse nei confronti degli imputati coinvolti nel procedimento penale relativo alla presunta sottrazione di oltre 500 milioni di rubli destinati alla costruzione dell’acquedotto tra Rostov sul Don e Donetsk, un’infrastruttura strategica finanziata dal Ministero della Difesa della Federazione Russa. La vicenda è stata riportata dal quotidiano Kommersant.
La Direzione principale investigativa militare del Comitato Investigativo della Federazione Russa (GVSU SKR) ha notificato il capo d’imputazione definitivo a Vladimir Kuranov, direttore generale della società PP Interarm LLC, al suo vice Vilen Dallari e a un rappresentante della società appaltatrice moscovita NEST LLC. I tre sono accusati di truffa aggravata su larga scala ai sensi dell’articolo 159, parte 4, del Codice penale russo.
Secondo gli investigatori, la Società Militare di Costruzioni (VSK) aveva affidato a NEST LLC un contratto da 533 milioni di rubli per la fornitura delle valvole destinate all’acquedotto Don–Donbass. La commessa era stata successivamente subappaltata alla Interarm, i cui dirigenti avrebbero artificiosamente aumentato, nel pieno della guerra, i costi della fornitura e ridotto le spese utilizzando metallo di qualità inferiore e apparecchiature non conformi alle specifiche tecniche previste dal contratto.
L’inchiesta sostiene che, dopo la posa in opera, un tratto di circa 300 metri dell’acquedotto avrebbe subito cedimenti strutturali e perdite d’acqua, con un danno economico stimato pari all’intero valore del contratto.
Gli imputati respingono ogni accusa e stanno esaminando gli atti dell’inchiesta. La difesa di Vilen Dallari ammette che il proprio assistito abbia inserito dati non corrispondenti al vero nei certificati dei prodotti e sottoscritto alcuni documenti in luogo del superiore, ma sostiene che tali condotte non fossero finalizzate a ottenere un vantaggio economico personale.












