Russia. Cristiani perseguitati: l’arcivescovo cattolico Pezzi non firma la dichiarazione del Comitato interconfessionale

di Enrico Oliari

L’arcivescovo Paolo Pezzi, metropolita della Madre di Dio di Mosca e presidente della Conferenza episcopale russa, non ha posto la firma su una dichiarazione interconfessionale in difesa dei cristiani perseguitati, cosa che sta suscitando interrogativi nel mondo religioso e politico russo.
La dichiarazione del Comitato consultivo interconfessionale cristiano (HMKK) condanna l’uso della religione per fini politici, segnalando casi di pressione e limitazione della libertà religiosa in paesi come Ucraina, Moldavia, Estonia e Armenia, e ribadisce l’impegno nella difesa dei cristiani di tutte le confessioni.
Nonostante il testo menzioni esplicitamente anche i fedeli cattolici, il nome dell’arcivescovo Pezzi non compare tra i firmatari, pur essendo il prelato co-presidente dell’organismo interconfessionale.
Ne ha dato notizia la Ria Novosti, la quale ha anche raccolto commenti critici da ambienti ortodossi, mentre il vicario generale dell’arcidiocesi cattolica di Mosca, Kirill Gorbunov, ha spiegato in una nota che l’arcivescovo Pezzi non avrebbe firmato perché non autorizzato, in base alle norme interne della Chiesa cattolica romana, a rilasciare dichiarazioni ufficiali riguardanti altri paesi. “Non si tratta di una presa di posizione politica o teologica, ma del rispetto delle competenze previste dal diritto canonico”, ha spiegato Gorbunov, sottolineando che tali limiti sono comuni all’episcopato cattolico.
Per Sergej Čapnin, esperto russo di rapporti Chiesa-Stato, “Le Chiese cattoliche locali sono spesso vincolate da una forte centralizzazione decisionale, cosa che può entrare in attrito con iniziative ecumeniche che richiedono risposte rapide e pubbliche”.
Al di là delle polemiche interne al mondo russo, dove la fede riveste (almeno nelle parole) un ruolo importante, la posizione del prelato cattolico è del tutto comprensibile, dal momento che il documento dell’HMKK appare più come un manifesto politico che religioso. Pozzi, insomma, si è chiamato fuori dalle beghe ideologiche tra Russia e occidente, sottolineando con il suo gesto che la Chiesa di Roma non è menù à la carte.