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Una nave da carico russa, la Ursa Major, è affondata in questi giorni nel mar Mediterraneo occidentale al largo delle coste spagnole, tra Aguilas (Murcia) e Orano (Algeria). Le autorità russe hanno parlato genericamente di “attacco terroristico” e di “un esplosione a bordo”, ma con il passare delle ore è stato avvalorato l’atto di sabotaggio ad opera dei servizi segreti ucraini.
Ufficialmente la nave, della società Oboronlogistics, era partita da San Pietroburgo l’11 dicembre ed era diretta a Vladivostok con un carico di gru portuali del peso di 380 tonnellate ciascuna, necessarie per l’espansione del terminal di Vladivostok e per le coperture per boccaporti da 45 tonnellate per le nuove navi rompighiaccio della flotta russa.
I sospetti erano in realtà che il mezzo, sottoposto alle sanzioni occidentali per precedenti carichi di armi, fosse diretto a Tartus, in Siria, per l’evacuazione di personale e materiale russo.
Nell’attacco sono rimasti uccisi due membri dell’equipaggio, mentre 14 si sono salvati.












