di Giuseppe Gagliano –
Le entrate russe derivanti da petrolio e gas sono destinate a crescere del 60% a luglio rispetto allo stesso mese del 2025, sostenute dall’aumento delle quotazioni internazionali del greggio e dal maggiore gettito fiscale legato ai profitti delle compagnie energetiche nel secondo trimestre. Il settore continua a rappresentare circa un quinto delle entrate del bilancio federale.
Nonostante il forte incremento mensile, il quadro complessivo resta più articolato. Tra gennaio e luglio, le entrate energetiche dovrebbero attestarsi intorno ai 4,9 trilioni di rubli, in calo di circa l’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per l’intero 2026 il governo russo prevede un gettito di 8,92 trilioni di rubli da petrolio e gas, a fronte di entrate federali complessive superiori ai 40 trilioni.
Il miglioramento di luglio è legato soprattutto alle tensioni in Medio Oriente. Le difficoltà della navigazione attraverso gli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb e l’incertezza sui mercati energetici hanno sostenuto i prezzi del petrolio, offrendo al Cremlino un beneficio finanziario che compensa in parte gli effetti delle sanzioni occidentali.
Le misure adottate da Stati Uniti e Unione Europea, tra cui il tetto al prezzo del greggio russo, le restrizioni assicurative e le sanzioni contro la cosiddetta “flotta ombra”, continuano ad aumentare i costi delle esportazioni russe. Tuttavia, l’aumento delle quotazioni internazionali consente a Mosca di recuperare parte delle perdite, nonostante gli sconti concessi ai principali acquirenti asiatici.
Sul piano militare, il maggiore gettito garantisce al governo russo una maggiore flessibilità nel finanziare la produzione bellica, il sostegno alle forze armate e gli investimenti nell’industria della difesa. Pur non rappresentando una soluzione definitiva ai problemi strutturali dell’economia russa, queste risorse contribuiscono a sostenere lo sforzo militare senza imporre nell’immediato ulteriori sacrifici sul fronte della spesa pubblica.
Anche la domanda proveniente da Cina e India continua a svolgere un ruolo determinante, assicurando alla Russia mercati alternativi nonostante le restrizioni occidentali. Pur aumentando la dipendenza di Mosca dai grandi clienti asiatici, questa rete commerciale consente al Cremlino di evitare un isolamento completo.
L’aumento delle entrate di luglio rappresenta quindi un sollievo temporaneo più che una svolta economica. La tenuta del bilancio russo continuerà a dipendere dall’andamento dei mercati energetici internazionali, dimostrando come l’efficacia delle sanzioni sia strettamente legata anche all’evoluzione delle crisi geopolitiche che influenzano il prezzo del petrolio.












