di Guido Keller –

La carenza di benzina continua a creare difficoltà in diverse aree della Russia e nelle ultime due settimane la situazione si è aggravata anche nel Territorio di Krasnodar, una delle regioni più importanti del sud del Paese e principale porta terrestre verso la Crimea. Le autorità locali hanno introdotto limiti alle quantità acquistabili e restrizioni sul riempimento delle taniche, mentre in alcune località volontari e cosacchi sono stati mobilitati presso le stazioni di servizio per contribuire alla gestione delle code e al mantenimento dell’ordine.

La situazione non nasce tuttavia nelle ultime ore. Già a giugno le autorità regionali avevano riconosciuto problemi nell’approvvigionamento, soprattutto presso le stazioni indipendenti. Secondo quanto riportato da RBC Krasnodar, circa metà delle stazioni della regione appartiene a operatori privati che acquistano carburante sul mercato all’ingrosso senza disporre necessariamente di contratti di fornitura a lungo termine. Anche variazioni relativamente limitate della disponibilità possono quindi tradursi rapidamente in distributori senza benzina.

Il problema è stato amplificato dall’aumento della domanda. Nel luglio 2026 gli acquisti di benzina AI-92 nel Territorio di Krasnodar sono cresciuti del 41 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, quelli di AI-95 del 37 per cento. Parallelamente sono aumentati i prezzi: il valore mediano dell’AI-95 è salito del 26 per cento su base annua, raggiungendo 82,2 rubli al litro. La differenza tra i prezzi praticati dalle grandi reti e quelli delle stazioni indipendenti è arrivata in alcuni casi a oltre il doppio.

A Sochi le autorità hanno già adottato misure straordinarie. Dal 13 agosto in alcune stazioni è vietato riempire taniche e altri contenitori e il limite è stato fissato a 40 litri di benzina per automobile. Sono stati inoltre organizzati pattugliamenti nelle aree circostanti i distributori e impiegati volontari per gestire l’afflusso degli automobilisti. L’amministrazione cittadina ha invitato residenti e turisti a ridurre temporaneamente l’utilizzo delle automobili private.

Segnalazioni pubblicate dal canale russo MIG descrivono una situazione particolarmente difficile anche nei pressi dell’ultima stazione Lukoil prima del ponte di Crimea. Secondo la testimonianza di un lettore, alcuni automobilisti avrebbero acquistato contemporaneamente 200 o 300 litri di carburante riempiendo numerose taniche per poi rivenderli poco distante a prezzi fino a tre volte superiori. La denuncia non risulta verificabile in modo indipendente, ma mostra il clima creatosi attorno alla disponibilità della benzina. Secondo la stessa testimonianza, l’attesa per fare rifornimento avrebbe raggiunto le tre ore.

Il ministro russo dell’Energia Sergej Civilëv è stato interpellato direttamente dal giornalista Aleksandr Junašev sulla crisi. Alla domanda su quando la benzina sarebbe tornata normalmente disponibile nelle stazioni di servizio, il ministro ha inizialmente risposto: “nessun commento”. Quando il giornalista gli ha fatto presente che gli automobilisti attendono anche una o due ore, Civilëv ha replicato di utilizzare un’automobile diesel e che il gasolio sarebbe disponibile ovunque. Ha poi precisato che anche la benzina è presente nelle stazioni, pur riconoscendo l’esistenza delle code e assicurando che il governo sta “lavorando attivamente” per eliminare il problema.

La crisi non riguarda soltanto Krasnodar. Secondo RBC, tra giugno e luglio forme complete o parziali di limitazione alla vendita di carburante hanno interessato fino a 80 regioni russe, con distributori che in alcuni casi hanno imposto tetti di 20 o 30 litri per cliente. Il vicepremier Aleksandr Novak aveva successivamente chiesto al ministero dell’Energia e alle compagnie petrolifere di valutare un allentamento delle restrizioni.

Lo stesso Novak aveva collegato esplicitamente parte delle difficoltà agli attacchi contro le raffinerie russe, che hanno provocato interruzioni o riduzioni temporanee della produzione. È un elemento particolarmente importante per Krasnodar. L’8 agosto frammenti di droni hanno provocato un incendio nella raffineria di Ilskij, nel distretto di Severskij, causando sei feriti secondo le autorità locali e mettendo fuori uso l’impianto.

Agli effetti degli attacchi si aggiungono la forte domanda estiva nelle regioni turistiche del Mar Nero, i problemi logistici e la maggiore vulnerabilità delle stazioni indipendenti. Il risultato è una pressione sulla distribuzione che Mosca sta cercando di contenere anche con interventi normalmente estranei a un mercato petrolifero stabile.

Il governo ha infatti già adottato misure più ampie. A luglio è stato temporaneamente vietato anche ai produttori di esportare gasolio, mentre all’inizio di agosto Mosca ha autorizzato fino al primo luglio 2027 la produzione, l’importazione e la vendita di benzina appartenente alle classi ambientali K2, K3 e K4, equivalenti agli standard Euro 2, Euro 3 ed Euro 4. Il ministero dell’Energia ha presentato la decisione come una misura anticrisi destinata a stabilizzare il mercato interno.

Il paradosso è evidente: uno dei maggiori produttori ed esportatori mondiali di petrolio si trova a dover contingentare localmente la benzina e modificare temporaneamente i propri standard ambientali per aumentare l’offerta. Non significa che la Russia sia priva di carburante, e le autorità continuano a sostenere che le quantità complessivamente disponibili siano sufficienti. Ancora il 4 luglio il governatore di Krasnodar, Veniamin Kondrat’ev, aveva assicurato che nella regione vi era carburante a sufficienza e che erano attese ulteriori forniture.

Le code di Krasnodar mostrano però la differenza tra disponibilità nazionale e capacità di portare benzina nel luogo e nel momento in cui viene richiesta. Attacchi alle raffinerie, picchi stagionali della domanda, difficoltà logistiche e acquisti dettati dal timore di rimanere senza carburante possono alimentarsi reciprocamente. Ed è proprio quest’ultimo fattore che Mosca deve evitare: quando gli automobilisti cominciano a riempire anche le taniche, una difficoltà di distribuzione può trasformarsi rapidamente in una vera crisi di approvvigionamento.