di Giuseppe Gagliano –
Un intervento pubblicato su Kommersant da Andrey Ilnitsky riaccende il dibattito sulla strategia russa in Ucraina, proponendo un’escalation graduale del conflitto come strumento per conseguire gli obiettivi di Mosca e imporre una pace favorevole. Pur precisando di esprimere opinioni personali, l’autore delinea una linea strategica che riflette il confronto in corso all’interno di una parte dell’élite russa sulla prosecuzione della guerra. Secondo Ilnitsky, la Russia dovrebbe aumentare progressivamente la pressione militare colpendo innanzitutto le infrastrutture critiche ucraine e il complesso militare-industriale, per indebolire la capacità dello Stato di sostenere lo sforzo bellico. Solo in caso di un maggiore coinvolgimento occidentale, la risposta potrebbe estendersi a obiettivi militari collegati al sostegno fornito a Kiev dai Paesi della Nato. L’analisi si concentra sulla funzionalità dello Stato ucraino più che sul solo confronto tra eserciti. Energia, ferrovie, porti, logistica e industria vengono considerati elementi essenziali della capacità di combattimento e quindi obiettivi strategici. Una simile impostazione, tuttavia, rischia di assottigliare ulteriormente il confine tra obiettivi militari e infrastrutture indispensabili alla popolazione civile. Dal punto di vista militare, la strategia punta ad aumentare i costi della guerra per Kiev e, indirettamente, per i suoi alleati occidentali. L’obiettivo sarebbe quello di convincere Ucraina e Paesi Nato che il proseguimento del sostegno militare comporterebbe rischi crescenti. Resta però elevato il pericolo di errori di valutazione: un eventuale attacco a infrastrutture militari situate in Paesi dell’Alleanza atlantica potrebbe essere interpretato come un’aggressione diretta, con conseguenze difficilmente prevedibili. L’intervento assume anche un valore politico interno. La pubblicazione di simili analisi contribuisce ad ampliare il dibattito sulle possibili opzioni strategiche della Russia, preparando l’opinione pubblica e segnalando all’estero che Mosca ritiene di disporre di ulteriori margini di escalation qualora il conflitto dovesse intensificarsi. Sul piano economico, una campagna sistematica contro le infrastrutture ucraine aumenterebbe la dipendenza di Kiev dagli aiuti occidentali, aggravando i costi della ricostruzione e della difesa. Al tempo stesso imporrebbe a Europa e Stati Uniti un impegno finanziario ancora maggiore per sostenere il funzionamento dell’economia ucraina e ripristinare le reti energetiche e logistiche danneggiate. L’articolo conferma come il confronto tra Russia e Occidente si estenda ormai ben oltre il campo di battaglia. Infrastrutture, capacità produttiva, logistica e sostegno economico sono diventati elementi centrali della competizione strategica. In questa prospettiva, la pace viene presentata da una parte del dibattito strategico russo non come il risultato di un compromesso negoziale, ma come la conseguenza di un mutato equilibrio di forza. Una visione che resta profondamente distante da quella dei governi occidentali e che continua ad alimentare il rischio di un’ulteriore escalation del conflitto.












