di Giuseppe Gagliano –
La Russia ha portato unità e reparti al massimo livello di prontezza per l’impiego di armi nucleari tattiche, trasferendo munizioni speciali e addestrando personale destinato ai sistemi Iskander M. Più che una semplice esercitazione militare, secondo l’analisi si tratta di un messaggio politico rivolto contemporaneamente all’Ucraina, alla NATO e all’opinione pubblica russa.
Mosca vuole ribadire che ogni escalation sul fronte ucraino e ogni aumento del sostegno occidentale si muovono sotto l’ombrello della deterrenza nucleare russa. Il Cremlino segnala inoltre all’Alleanza Atlantica che il fianco orientale europeo non è più soltanto un teatro convenzionale, ma uno spazio dove il nucleare tattico può entrare nella pianificazione militare.
Le manovre coinvolgono oltre 64 mila militari, più di 7.800 mezzi, oltre 200 lanciatori, 140 aeromobili, 73 navi e 13 sottomarini, inclusi otto sottomarini lanciamissili strategici. Fonti internazionali hanno confermato il coinvolgimento di unità russe e bielorusse nelle attività legate alla gestione di sistemi Iskander M e munizioni nucleari.
Al centro della strategia russa c’è proprio l’Iskander M, missile balistico mobile con gittata fino a circa 500 chilometri e capacità di impiego sia convenzionale sia nucleare. Secondo l’analisi, il sistema rappresenta l’arma ideale della “soglia”, capace di collocarsi tra guerra convenzionale e deterrenza atomica. Mosca non avrebbe bisogno di utilizzare un’arma nucleare per ottenere effetti strategici: basterebbe mostrare la catena operativa che conduce al possibile lancio.
Particolarmente rilevante è il ruolo della Bielorussia, ormai descritta come piattaforma avanzata della deterrenza russa verso Polonia, Stati baltici e Ucraina. Reuters riferisce che durante le esercitazioni sarebbero state trasferite munizioni nucleari in depositi da campo bielorussi, mentre Minsk aveva già annunciato attività di addestramento nucleare nei giorni precedenti.
Secondo l’analisi, le esercitazioni hanno anche una forte funzione psicologica. Ogni volta che l’Occidente discute l’invio di sistemi avanzati a Kiev, Mosca rilancia il linguaggio nucleare per alimentare timori di escalation, dividere gli alleati occidentali e rafforzare le correnti politiche contrarie al sostegno militare all’Ucraina.
La dimensione economica resta centrale. L’aumento della tensione nucleare costringe gli Stati europei a investire maggiormente in difesa aerea, intelligence, protezione delle infrastrutture e resilienza energetica. Per Mosca, il nucleare rappresenta anche uno strumento per compensare limiti convenzionali e isolamento economico, aumentando il costo politico delle decisioni occidentali.
L’analisi sottolinea infine come la Russia stia tentando di imporre una nuova logica della sicurezza europea, nella quale ogni scelta della NATO venga valutata anche in funzione del rischio di escalation nucleare. Il pericolo maggiore non sarebbe tanto un impiego immediato dell’arma atomica, quanto la progressiva normalizzazione della minaccia nucleare come strumento ordinario di pressione geopolitica.











