Russia. Mosca accelera verso l’Asia: il Sud-est asiatico al centro della nuova strategia di Mosca

di Giuseppe Gagliano –

La Russia consolida la propria svolta verso l’Asia e considera sempre meno centrale il rapporto con l’Europa. Le dichiarazioni del consigliere presidenziale Yury Ushakov al vertice tra Mosca e l’Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico confermano una linea strategica maturata negli ultimi anni e accelerata dopo il 2022. Per il Cremlino, il futuro economico e geopolitico del Paese passa sempre più attraverso i mercati asiatici e il rafforzamento delle relazioni con le economie emergenti dell’Eurasia.
Il Sud-est asiatico rappresenta una delle aree più dinamiche del pianeta in termini di crescita economica, sviluppo industriale e domanda energetica. In questo contesto Mosca punta a rafforzare la cooperazione nei settori dell’energia, delle materie prime, dell’agricoltura, delle infrastrutture e della difesa, offrendo ai Paesi della regione un’alternativa nella diversificazione dei partner commerciali e strategici.
Un ruolo centrale è affidato al Corridoio internazionale di trasporto Nord-Sud, il progetto che collega la Russia all’Oceano Indiano attraverso il Mar Caspio e l’Iran. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dalle rotte tradizionali e creare una rete logistica capace di integrare maggiormente la Federazione Russa con India, Golfo Persico e mercati asiatici. Per Mosca si tratta di una componente essenziale della propria strategia geoeconomica, finalizzata a limitare gli effetti delle sanzioni occidentali e ad ampliare le opportunità commerciali.
La scelta di Kazan come sede del vertice assume anche un significato simbolico. Il Tatarstan, regione a maggioranza musulmana della Federazione Russa, permette al Cremlino di rafforzare il dialogo con i Paesi del mondo islamico e di presentare la Russia come una potenza eurasiatica multietnica e multiculturale, capace di fungere da ponte tra Europa e Asia.
Sul piano strategico, la crescente attenzione verso il Sud-est asiatico riflette anche l’intenzione di Mosca di ampliare i propri margini di manovra internazionali. Pur mantenendo il partenariato privilegiato con la Cina, la Russia cerca infatti di sviluppare relazioni autonome con altri attori regionali, evitando una dipendenza eccessiva da Pechino e consolidando una rete più ampia di interlocutori politici ed economici.
Molti Paesi dell’area hanno inoltre mantenuto un approccio pragmatico nei confronti della guerra in Ucraina, evitando di aderire integralmente alle posizioni occidentali e continuando a intrattenere rapporti economici e diplomatici con Mosca. Questa neutralità offre alla Russia importanti opportunità per rafforzare la propria presenza in una regione che considera sempre più strategica.
La partecipazione al vertice conferma quindi una tendenza ormai consolidata: la Russia non vede più l’Europa come il principale spazio di espansione economica e politica, ma punta a costruire nel continente asiatico nuove reti commerciali, finanziarie e diplomatiche. Una trasformazione che richiederà anni per essere completata, ma che appare ormai una componente stabile della politica estera del Cremlino.