di Guido Keller –
La guerra tra Russia e Ucraina continua a spostarsi sempre più lontano dal fronte tradizionale. Nella notte la regione di Mosca è stata investita da una nuova ondata di droni ucraini, mentre il Ministero della Difesa russo ha sostenuto di aver intercettato oltre mille velivoli senza pilota nell’arco di ventiquattro ore. Secondo il bilancio ufficiale diffuso da Mosca, le difese aeree avrebbero abbattuto 1.054 droni e otto bombe aeree guidate in diverse aree del Paese.
Le autorità russe parlano di uno degli attacchi più intensi contro il territorio metropolitano della capitale dall’inizio del conflitto. Diversi droni sarebbero stati diretti verso infrastrutture sensibili e aree periferiche di Mosca, costringendo le difese antiaeree a operare per ore. In alcune zone della regione sono stati segnalati incendi, danni a edifici civili e temporanee limitazioni al traffico aereo.
Il Cremlino ha utilizzato immediatamente l’episodio anche sul piano politico e comunicativo. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha accusato Kiev di condurre “azioni terroristiche contro la popolazione civile”, collegando polemicamente l’attacco al sostegno economico e militare garantito dall’Unione Europea all’Ucraina. In una dichiarazione diffusa dai media russi, Zakharova ha affermato che il governo ucraino avrebbe compiuto “un nuovo terrore di massa con il sostegno finanziario europeo”.
L’attacco conferma un’evoluzione ormai evidente del conflitto: la guerra dei droni è diventata uno strumento centrale della pressione strategica reciproca. L’Ucraina punta sempre più spesso a colpire in profondità il territorio russo per mostrare che anche la capitale e le regioni interne non sono completamente al sicuro. Mosca, dal canto suo, continua a rispondere con raid missilistici e bombardamenti su larga scala contro infrastrutture energetiche e centri urbani ucraini.
Negli ultimi mesi entrambe le parti hanno aumentato in modo significativo la produzione e l’impiego di droni a lungo raggio. Non si tratta più soltanto di strumenti tattici utilizzati vicino alla linea del fronte, ma di armi pensate per logorare il sistema difensivo avversario, creare pressione psicologica sulla popolazione e colpire infrastrutture strategiche a centinaia di chilometri di distanza.
La crescente frequenza di questi attacchi mostra anche un altro elemento: il conflitto sta entrando in una fase di saturazione tecnologica. Sciami di droni lanciati contemporaneamente servono infatti a mettere sotto stress le difese antiaeree, obbligando il nemico a consumare rapidamente missili intercettori costosi contro obiettivi relativamente economici. È una guerra di attrito industriale oltre che militare, nella quale conta sempre di più la capacità di produrre, intercettare e sostituire rapidamente i sistemi utilizzati sul campo.












