Russia. Putin grazia l’ex marine americano Robert Gilman, liberato dopo quattro anni

di Guido Keller –

L’ex marine statunitense Robert Gilman è tornato libero dopo oltre quattro anni trascorsi nelle carceri russe. Il presidente Vladimir Putin gli ha concesso la grazia per ragioni umanitarie e, secondo quanto riferito dall’amministrazione statunitense, la liberazione non è avvenuta nell’ambito di uno scambio di prigionieri né avrebbe comportato concessioni da parte di Washington. Gilman è stato trasferito negli Stati Uniti, dove sarà sottoposto a cure mediche.
La vicenda era iniziata il 17 gennaio 2022 a Voronezh. Secondo la ricostruzione delle autorità russe, Gilman si trovava sul treno Sukhum-Mosca e, in stato di ebbrezza, avrebbe avuto un comportamento aggressivo e un alterco con il personale ferroviario. Fatto scendere alla stazione Voronezh-1 e condotto in un commissariato, avrebbe colpito più volte con un calcio un agente di polizia. Nell’ottobre dello stesso anno il tribunale del distretto centrale di Voronezh lo condannò a quattro anni e mezzo di colonia penale per violenza contro un rappresentante dell’autorità. Gilman durante il procedimento ammise la propria responsabilità.
La famiglia ha però sempre fornito una versione differente dell’accaduto. Il padre, Vladimir Gilman, ha sostenuto che il figlio fosse malato e che il contatto con l’agente fosse stato accidentale. Secondo la famiglia, Robert, nato in Polonia e cresciuto nel Massachusetts, si trovava nella regione per motivi legati ai suoi progetti di insegnamento. Negli anni successivi i familiari hanno chiesto ripetutamente al Dipartimento di Stato di considerare il suo caso come una detenzione illegittima.
La pena originaria era stata successivamente ridotta a tre anni e mezzo, ma la permanenza di Gilman nel sistema penitenziario russo si è progressivamente allungata a causa di nuove imputazioni. Le autorità russe lo hanno accusato di avere aggredito funzionari della colonia penale, un investigatore e personale carcerario. Nell’ottobre 2024 arrivò una nuova condanna e nell’aprile 2025 il tribunale regionale di Voronezh portò la pena complessiva a otto anni e un mese in una colonia a regime severo.
La situazione si aggravò ulteriormente nel 2025. Nuove accuse per aggressioni contro il personale penitenziario portarono, nel dicembre dello stesso anno, la pena complessiva a dieci anni. Reuters riferì che Gilman si era dichiarato colpevole in alcuni dei procedimenti, mentre la famiglia e i suoi sostenitori sostenevano che le condizioni di detenzione e il trattamento ricevuto avessero contribuito al deterioramento del suo comportamento e del suo stato psicofisico. (Investing.com⁠)
Proprio le condizioni di salute hanno finito per diventare decisive. Negli ultimi mesi i rappresentanti della famiglia avevano denunciato un grave peggioramento, sostenendo che Gilman fosse stato trasferito in un reparto psichiatrico e avesse raggiunto uno stato descritto come catatonico. Le accuse di maltrattamenti e torture avanzate dai familiari e dall’organizzazione che li assiste non sono state verificate in modo indipendente e sono state contestate implicitamente dalla ricostruzione delle autorità russe, che ha continuato a presentare Gilman come responsabile di ripetuti episodi di violenza.
La liberazione è arrivata l’11 agosto, dopo contatti diplomatici tra Washington e Mosca. Donald Trump ha affermato di avere discusso personalmente il caso con Putin e ha sottolineato che non vi è stato alcuno scambio di detenuti. Il provvedimento russo viene presentato come una decisione umanitaria, legata alle precarie condizioni dell’americano.
Il caso Gilman si inserisce nella più ampia questione dei cittadini statunitensi detenuti in Russia, diventata negli ultimi anni uno dei dossier ricorrenti nei rapporti tra Washington e Mosca. La particolarità di questa liberazione sta proprio nell’assenza, almeno secondo quanto dichiarato dagli Stati Uniti, di una contropartita immediata. In una fase nella quale i canali diplomatici tra le due potenze restano aperti nonostante il confronto sull’Ucraina e sulle altre crisi internazionali, la grazia concessa da Putin assume così anche un inevitabile significato politico, oltre a quello umanitario.