di Enrico Oliari –
La Corte suprema russa ha annullato la registrazione della lista federale di Yabloko per le elezioni della Duma di Stato del prossimo settembre. La decisione, pronunciata il 10 agosto, elimina dalla competizione proporzionale l’unico partito regolarmente registrato che aveva fatto della richiesta di pace e della cessazione delle ostilità in Ucraina uno dei punti centrali della propria campagna elettorale.
Il procedimento era stato avviato su ricorso di Rodina, formazione nazionalista guidata da Aleksei Zhuravlyov. La causa era arrivata alla Corte suprema appena il 7 agosto e si è conclusa tre giorni dopo con l’annullamento della registrazione della lista di Yabloko, composta da 269 candidati. Anche il rappresentante della Commissione elettorale centrale e quello della Procura generale hanno sostenuto il ricorso.
Le contestazioni hanno riguardato diversi aspetti della campagna. Rodina ha sostenuto, tra l’altro, che alcuni candidati avrebbero ricevuto finanziamenti provenienti dall’estero e che materiale elettorale del partito avrebbe violato norme sul diritto d’autore. Tra gli elementi contestati figurano immagini di personaggi pubblici, fotogrammi cinematografici, illustrazioni generate con ChatGPT e persino l’utilizzo di una frase tratta da una canzone sovietica sulla pace. Secondo quanto riportato dalla stampa, Commissione elettorale e Procura hanno concentrato il proprio sostegno al ricorso soprattutto sulle contestazioni relative al copyright.
Yabloko respinge le accuse. Il presidente Nikolai Rybakov ha sostenuto che non siano state presentate prove sufficienti e ha interpretato il procedimento come un tentativo dei concorrenti politici di eliminare il partito dalla competizione. Il fondatore Grigory Yavlinsky ha affermato che escludere Yabloko significa rinunciare al dialogo con quella parte della società russa che pone domande scomode alle autorità. Il partito ha annunciato che presenterà ricorso contro la decisione.
Come ha riportato il Kommersant, il caso assume particolare rilevanza perché appena poche settimane prima la Commissione elettorale centrale aveva ammesso le liste di Yabloko alla competizione. Il 10 luglio il partito aveva superato la verifica preliminare dei documenti, correggendo quasi tutte le irregolarità segnalate dalla Commissione.
Yabloko aveva presentato inizialmente 275 candidati nella lista federale e oltre 130 nei collegi uninominali. La cancellazione decisa dalla Corte suprema riguarda la lista proporzionale e non comporta automaticamente l’esclusione di tutti i candidati presentati nei collegi uninominali.
Il partito aveva impostato la campagna sullo slogan “Per la pace e la libertà”, sostenendo apertamente la necessità di porre fine al conflitto. Nel documento politico approvato in vista delle elezioni, Yabloko aveva descritto il voto del 2026 come il primo appuntamento parlamentare russo celebrato mentre le operazioni militari continuano ormai da anni e aveva collegato la propria partecipazione alla difesa delle libertà politiche e alla ricerca della pace.
Nonostante la visibilità ottenuta negli ultimi mesi, le possibilità di superare la soglia di sbarramento del 5 per cento apparivano comunque limitate. I sondaggi più recenti attribuivano a Yabloko un consenso intorno al 3 per cento. Alle elezioni parlamentari del 2021 il partito aveva ottenuto appena l’1,34 per cento e non è rappresentato nella Duma dal 2003.
Proprio questa debolezza elettorale rende politicamente significativa la decisione della Corte. Yabloko difficilmente avrebbe modificato gli equilibri della futura Duma, ma avrebbe consentito di misurare attraverso le urne l’esistenza di un voto esplicitamente contrario alla prosecuzione della guerra. La sua presenza sulla scheda avrebbe quindi avuto un valore politico superiore alla reale possibilità di ottenere una rappresentanza parlamentare.
Negli ultimi mesi il partito aveva inoltre denunciato una crescente pressione nei confronti dei propri esponenti. Il vicepresidente Maxim Kruglov è stato condannato a giugno a sette anni di carcere per due pubblicazioni sui social relative a Bucha e Mariupol, considerate dalle autorità diffusione di informazioni false sulle forze armate russe. Rybakov era stato invece sanzionato per la presunta esposizione di simboli estremisti, circostanza che gli aveva impedito di candidarsi personalmente.
Anche a San Pietroburgo Yabloko aveva incontrato ostacoli. Il 24 luglio la commissione elettorale cittadina aveva negato la registrazione della lista per il Parlamento locale a causa di un problema relativo alla firma del primo rapporto finanziario presentato dal partito, cosa riportata dalla Interfax.
La vicenda mette però in evidenza anche le profonde divisioni esistenti nell’opposizione russa. Yabloko, nato all’inizio degli anni Novanta e tra le più antiche formazioni liberali del Paese, mantiene da tempo rapporti difficili con una parte dell’opposizione extraparlamentare e con alcuni esponenti politici emigrati dopo l’inizio della guerra. Strategie elettorali, rapporti con l’Occidente e modalità di opposizione al Cremlino continuano a dividere un’area politica tutt’altro che omogenea.
Anche in Ucraina, dove sono comunque 11 i partiti di opposizione espulsi dal Parlamento dall’inizio del conflitto, l’esclusione viene osservata con attenzione. Più che per le possibilità di Yabloko di entrare realmente nella Duma, il voto alla formazione liberale avrebbe potuto rappresentare un indicatore, inevitabilmente imperfetto, delle dimensioni dell’elettorato russo disposto a esprimersi attraverso le urne contro la prosecuzione della guerra.
La decisione non è ancora definitiva fino alla conclusione dell’appello. Se venisse confermata, alle elezioni parlamentari del 18-20 settembre resteranno dieci partiti in competizione per i 450 seggi della Duma. Per Yabloko sarebbe soprattutto una sconfitta simbolica: dopo oltre trent’anni di presenza nelle elezioni federali russe, la principale forza liberale storica del Paese rischia di non comparire nella parte proporzionale della scheda proprio nel momento in cui aveva scelto di trasformare il voto in un referendum politico sulla pace.
Il sistema elettorale russo prevede 225 deputati eletti con il sistema proporzionale e 225 attraverso altrettanti collegi uninominali.



