di Giuseppe Gagliano –
Il conflitto tra Marocco e Algeria che interessa il Sahara Occidentale potrebbe presto evolversi in una guerra aperta, un’eventualità che sta suscitando grande preoccupazione nella regione del Maghreb. Nonostante gli sforzi diplomatici intrapresi dal Marocco negli ultimi anni per risolvere la questione del Sahara Occidentale, cioè grandi piani di sviluppo e una forte autonomia regionale sotto la sovranità marocchina, la situazione è precipitata dopo che l’ultimo numero della rivista dell’Armée Nationale Populaire algerina ha annunciato il dispiegamento di un “importante contingente di truppe e materiale pesante” nei pressi di Tindouf, dove ha sede il Polisario. Questo dispiegamento è accompagnato dalla mobilitazione del comando logistico della regione di Béchar, con l’obiettivo di essere pronti a una “guerra di alta intensità”.
L’annuncio arriva in un contesto di tensioni crescenti, alimentate dal lungo conflitto sullo status del Sahara Occidentale. Dal 1973 l’Algeria ha investito ingenti risorse nella creazione di una Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), sostenendo il movimento indipendentista del Fronte Polisario contro la sovranità marocchina sul territorio. Nel frattempo il Marocco ha ottenuto significativi progressi diplomatici, avvicinandosi a una risoluzione del conflitto in sede ONU, rafforzando il proprio controllo sulla regione e guadagnando il supporto di diversi paesi per il proprio piano di autonomia del Sahara Marocchino sotto la sovranità marocchina.
La frustrazione dell’Algeria, di fronte a quella che appare sempre più come una sconfitta diplomatica, potrebbe spingere il paese a una reazione militare. L’eventualità di una guerra tra i due Paesi rischia di destabilizzare l’intera regione, con conseguenze potenzialmente disastrose per il Maghreb e l’Africa settentrionale. Le relazioni tra Algeria e Marocco sono già segnate da una lunga storia di tensioni e rivalità, e un conflitto aperto potrebbe trascinare anche altri attori regionali, compromettendo la sicurezza e la stabilità di tutta l’area.
Un’escalation militare sarebbe un grave fallimento della diplomazia, e potrebbe trasformare il conflitto in una guerra fratricida tra due paesi vicini e storicamente legati da profondi legami culturali e sociali. Allo stesso tempo coinvolgerebbe anche la comunità internazionale, con il rischio di amplificare le tensioni geopolitiche tra i vari attori globali che hanno interessi nella regione.












