di Tommaso Conte –
È sempre più grave la situazione militare saheliana: le forze del Daesh (Isis) continuano la loro avanzata. Nelle ultime settimane la costola africana del califfato procede con la sua espansione in tutti e tre gli stati membri della Confederazione del Sahel. Per quanto riguarda la contesa dell’Azawad, cioè della regione settentrionale del Mali, si può dire che è proprio il Daesh ad avere l’iniziativa. Oltre ad aver consolidato la sua presenza nella fascia confinaria tra Niger e Mali, l’organizzazione terrorista ha preso il controllo di porzioni di territorio dell’Azawad interno, allontanando la presenza dei membri della Jamat Nasr al-Islam wal Muslimin. Nel Niger le cose non vanno meglio: la situazione strategica di Daesh ha raggiunto il suo probabile apice sul versante nigeriano: la stessa capitale Ndjamena è ormai un caposaldo governativo in prima linea. La porzione di territorio sotto controllo terrorista, di fatto, è un colpo ferale alle infrastrutture statali nigerine, essendo la zona limitrofa alla capitale anche la più ricca e fertile. Approfittando della situazione di semi-anarchia tipica delle aree settentrionali del Burkina Faso, il Daesh ha iniziato la corsa di espansione penetrando dal Niger.
Ricacciando gli altri gruppi salafiti verso sud, il Daesh ha il controllo quasi completo della zona più settentrionale della piccola repubblica saheliana, costringendo le poche forze governative residue a cimentarsi in una strenua resistenza in delle sacche tattiche molto ridotte. Le cellule di Daesh, come da loro prassi, svolgono la solita terribile campagna di destabilizzazione dietro le linee nemiche con attentati e rapimenti, soprattutto nella capitale nigerina. Tra l’altro la presenza di Daesh nelle zone settentrionali di Nigeria, Mozambico e Somalia rimane particolarmente salda.
È impossibile non esprimere rammarico ed imbarazzo rispetto la quasi totale assenza di contributi da parte dei media nazionali rispetto la grande minaccia rappresentata dalla colossale espansione del califfato che, già durante le fasi che in qualche modo vedevano questo indebolirsi nel Levante, iniziava un “trapianto” strategico e tattico nel continente nero, fagocitando o soppiantando molti gruppi jihadisti affiliati a organizzazioni terze, approfittando in special modo del caos libico. A pensar male, la scarsa attenzione che la stampa occidentale riserva alla questione saheliana potrebbe essere parte della peculiare situazione geopolitica che ha ormai generato un clima da “guerra fredda” tra il blocco occidentale e le potenze a “trazione BRICS”, particolarmente attive ed impegnate nel sostegno militare ed economico alla Confederazione Saheliana.












