
di Giuseppe Gagliano –
Nel Sahel la propaganda delle giunte militari si scontra sempre più con la realtà sul terreno. Mali, Burkina Faso e Niger, riuniti nell’Alleanza degli Stati del Sahel, avevano promesso sicurezza, indipendenza e controllo del territorio dopo i colpi di Stato che hanno portato i militari al potere. Ma la situazione appare oggi opposta: vaste aree risultano fuori controllo, l’espansione jihadista continua e gli Stati perdono progressivamente autorità e credibilità politica.
Il caso più critico riguarda il Burkina Faso, dove il governo del capitano Ibrahim Traoré controlla soprattutto le principali città, mentre vaste regioni del nord, dell’est e del centro restano segnate dalla presenza jihadista e da combattimenti continui. Anche in Mali il quadro resta fragile: la riconquista simbolica di Kidal non ha impedito il deterioramento della sicurezza nel nord e nel centro del Paese, dove gruppi armati e Stato competono per il controllo del territorio, delle strade e delle risorse.
Le giunte avevano giustificato la presa del potere accusando i governi civili e gli alleati occidentali di aver fallito nella lotta al terrorismo. Tuttavia, l’espulsione delle missioni internazionali, il ritiro del sostegno occidentale e la crescente dipendenza da reti mercenarie legate a Mosca non hanno prodotto stabilità. Secondo l’analisi, il vuoto lasciato dalla cooperazione internazionale è stato colmato da Wagner e Africa Corps, capaci di sostenere militarmente i regimi ma non di ricostruire istituzioni, economia e servizi pubblici.
Alla crisi militare si aggiunge quella economica e sociale. Povertà, disoccupazione giovanile, corruzione e assenza di servizi essenziali continuano ad alimentare il reclutamento jihadista. L’economia della regione resta sotto pressione, mentre l’insicurezza lungo i corridoi commerciali e il calo della fiducia degli investitori aggravano ulteriormente la situazione.
L’instabilità rischia inoltre di estendersi ai Paesi del Golfo di Guinea, come Benin, Togo, Ghana e Costa d’Avorio, già esposti alla pressione jihadista lungo le frontiere settentrionali. Anche la Nigeria teme un aumento dei traffici illegali e della radicalizzazione transfrontaliera.
Il nodo centrale resta quello della sovranità. Secondo l’analisi, la capacità di uno Stato non si misura negli slogan o nelle rotture diplomatiche con l’Occidente, ma nel controllo effettivo del territorio, nella protezione dei cittadini e nel funzionamento delle istituzioni. Ed è proprio su questi aspetti che le giunte del Sahel appaiono oggi sempre più in difficoltà.










