di Giuseppe Gagliano –
La prima esercitazione militare congiunta tra Serbia e NATO segna un passaggio politico importante nei Balcani, ma Belgrado insiste nel definirla una cooperazione tecnica e non un cambio di campo. Per due settimane circa seicento soldati serbi si addestreranno insieme a reparti italiani, romeni e turchi, con osservatori di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania e Montenegro. Un segnale che conferma il tentativo serbo di mantenere rapporti aperti sia con l’Occidente sia con la Russia.
Il presidente serbo Aleksandar Vucic continua infatti a difendere la linea della neutralità militare. La Serbia coopera con la NATO ma rifiuta di aderire all’Alleanza e mantiene stretti rapporti politici ed energetici con Mosca. Una posizione resa ancora più delicata dal ricordo dei bombardamenti NATO sulla Jugoslavia nel 1999 durante la guerra del Kosovo, tema ancora molto sensibile nell’opinione pubblica serba.
Per evitare tensioni interne, l’esercitazione viene presentata come attività di supporto alla pace e alla sicurezza, con simulazioni di combattimento urbano, difesa di basi e controllo delle folle senza utilizzo di munizioni reali. Belgrado punta così a rassicurare i partner occidentali senza compromettere il rapporto con il Cremlino.
Dal punto di vista strategico, la Serbia sfrutta la propria posizione geografica e politica per negoziare con entrambe le parti. Da un lato cerca investimenti europei, cooperazione economica e apertura verso l’Unione Europea. Dall’altro continua a dipendere dall’energia russa e dal sostegno diplomatico di Mosca sulla questione del Kosovo.
Anche la scelta dell’area di addestramento non è casuale. Le esercitazioni si svolgono a Bujanovac, nel sud della Serbia, vicino al Kosovo e in una zona abitata anche da minoranze albanesi. Un territorio sensibile dove sicurezza, tensioni etniche e stabilità regionale restano temi centrali.
Per la NATO, la cooperazione con Belgrado serve a rafforzare la presenza occidentale nei Balcani e a migliorare l’interoperabilità militare nella regione. Per la Serbia, invece, rappresenta un modo per apprendere procedure e dottrine occidentali senza assumere impegni politici definitivi.
La situazione conferma come i Balcani restino una delle principali aree di competizione geopolitica tra Occidente e Russia. L’Unione Europea cerca stabilità, Mosca punta a conservare la propria influenza e la Serbia continua a muoversi su un equilibrio fragile, cercando di mantenere aperti tutti i canali diplomatici.
Per ora Vucic continua a difendere la strategia dell’equilibrio: collaborare con l’Occidente senza rompere con la Russia. Ma con il protrarsi dello scontro tra Mosca e NATO, per Belgrado potrebbe diventare sempre più difficile restare nel mezzo.











