di Giuseppe Gagliano –

Volodymyr Zelensky ha compiuto in questi giorni la sua prima visita ufficiale in Serbia dall’insediamento alla presidenza ucraina nel 2019, incontrando a Belgrado Aleksandar Vučić. L’accoglienza al Palazzo presidenziale rappresenta un’apertura politica verso Kiev, ma il presidente serbo ha precisato che Belgrado non intende applicare sanzioni più severe contro la Russia né avviare, durante il conflitto, una cooperazione militare con l’Ucraina.

La visita conferma l’equilibrismo della politica estera serba, impegnata a mantenere contemporaneamente i rapporti storici ed energetici con Mosca, il percorso di integrazione europea e un dialogo crescente con Kiev. Belgrado continua inoltre a riconoscere l’integrità territoriale dell’Ucraina, posizione coerente con la propria rivendicazione della sovranità sul Kosovo.

Il risultato più concreto dell’incontro riguarda la cooperazione economica. Serbia e Ucraina hanno sottoscritto un protocollo d’intesa nel settore agricolo e discusso la possibilità di un accordo di libero scambio. Belgrado punta così a rafforzare i rapporti economici con Kiev e a prepararsi alle opportunità che potrebbero derivare dalla futura ricostruzione ucraina.

L’avvicinamento presenta tuttavia importanti limiti. La Serbia continua a dipendere in misura significativa dal gas russo, con conseguenze dirette sui costi energetici delle famiglie e sulla competitività dell’industria. Un deterioramento dei rapporti con Mosca potrebbe quindi produrre effetti economici rilevanti.

Sul piano militare Vučić ha escluso che nei colloqui sia stata affrontata una collaborazione con Kiev, pur lasciando aperta questa possibilità dopo la conclusione della guerra. La Serbia intende così preservare la propria politica di neutralità militare senza rinunciare alle opportunità industriali che potrebbero emergere dalla ricostruzione delle forze armate ucraine.

La presenza a Belgrado di manifestanti con bandiere serbe e russe evidenzia inoltre la sensibilità della questione sul piano interno. Una parte dell’opinione pubblica continua a considerare Mosca un alleato storico e il governo deve evitare che l’apertura verso Kiev venga interpretata come una rottura con la Russia.

La visita avviene mentre il conflitto ucraino produce conseguenze sempre più evidenti nell’Europa sud orientale. L’esplosione di un velivolo senza pilota nei pressi della stazione di compressione di Kardam, in Bulgaria, ha nuovamente richiamato l’attenzione sulla vulnerabilità delle infrastrutture energetiche regionali. L’impianto si trova lungo il Corridoio verticale del gas, destinato a collegare attraverso diverse reti Grecia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Slovacchia, Moldavia e Ucraina.

Per Belgrado la priorità rimane quindi evitare un coinvolgimento diretto nello scontro tra Russia e Occidente. Vučić offre a Kiev cooperazione economica e riconoscimento diplomatico, conserva il rapporto energetico e politico con Mosca e contemporaneamente cerca di dimostrare a Bruxelles l’importanza della Serbia per la stabilità dei Balcani.

La visita di Zelensky non rappresenta dunque una rottura tra Serbia e Russia, ma segnala la volontà di Vučić di ampliare le alternative diplomatiche ed economiche del Paese. Più aumenta la contrapposizione tra Mosca e l’Occidente, tuttavia, più diventa difficile per Belgrado mantenere questa posizione di equilibrio senza essere costretta a compiere una scelta.