Siria. Afrin sette anni dopo: denunce di violazioni e richieste di fine dell’occupazione turca

di Shore Surme –

L’esercito turco ha occupato sette anni fa la città curda di Afrin, un tempo considerata un modello di convivenza e pluralismo. Da allora l’area si è trasformata in un palcoscenico di gravi violazioni dei diritti umani e di crimini sistematici contro i suoi abitanti. Fin dal primo giorno dell’occupazione, la Turchia ha portato avanti una politica di sfollamento forzato, espellendo centinaia di migliaia di civili curdi dalle loro case e confiscandone i beni. Coloro che sono rimasti sono stati esposti a uccisioni, torture, rapimenti, furti e violenze sessuali, in flagrante violazione del diritto internazionale e delle Convenzioni di Ginevra.
L’aggressione turca non si è limitata al controllo militare del territorio: secondo testimonianze e organizzazioni per i diritti umani, si sarebbe estesa anche al tentativo di cancellare l’identità culturale ed etnica dei curdi di Afrin, alterando la composizione demografica della regione. Accuse ricorrenti segnalano politiche di turchizzazione e la sostituzione degli abitanti originari con gruppi provenienti da altre zone, parte di un processo volto a trasformare la realtà demografica e culturale del territorio.
A più di un decennio dallo scoppio della crisi siriana e dal progressivo indebolimento del regime di Assad, la Turchia continua a controllare vaste aree del Kurdistan siriano, noto anche come Rojava, tra cui Afrin, Ras al-Ayn, Tal Abyad, Jarabulus, Azaz e numerosi altri centri curdi. Una presenza militare che, secondo i rappresentanti locali, viola la sovranità siriana e i diritti delle popolazioni residenti, contribuendo ad aggravare la crisi, minacciare l’unità del Paese e alimentare ulteriore instabilità regionale.
Il Consiglio Democratico Siriano ribadisce il suo rifiuto di questa occupazione e ne chiede la cessazione immediata, insieme al ritiro delle forze turche e delle milizie affiliate da tutte le aree occupate. Tra le richieste avanzate figurano anche il ritorno incondizionato degli abitanti originari, sotto garanzie internazionali che li proteggano da ritorsioni o persecuzioni, nonché risarcimenti materiali e morali per le perdite subite. Viene inoltre sollecitato il ripristino dell’identità culturale di Afrin e delle altre città curde, la restituzione dei beni confiscati e l’assunzione di responsabilità nei confronti dei responsabili delle violazioni.
Il Consiglio chiede infine che la nuova amministrazione siriana assuma una posizione chiara e responsabile per porre fine all’occupazione turca e favorire il ritorno sicuro degli sfollati. Sollecita, inoltre, tutte le forze politiche siriane a mantenere un fronte comune sulla questione, considerandola un ostacolo grave all’unità del Paese e al processo di riconciliazione nazionale tra le diverse componenti della società siriana.