Siria. Al-Assad condannato a morte in contumacia, Damasco chiede l’estradizione alla Russia

di Giuseppe Gagliano –

Bashar al-Assad, suo fratello Maher e altri sei esponenti del precedente potere siriano sono stati condannati a morte in contumacia da un tribunale di Damasco per omicidi, torture e crimini contro l’umanità. La sentenza rappresenta uno dei passaggi giudiziari più significativi dalla caduta del governo Assad, avvenuta l’8 dicembre 2024, ma difficilmente potrà essere eseguita nei confronti dei due fratelli, che si trovano in Russia, dove hanno ottenuto asilo.
Damasco ha chiesto a Mosca l’estradizione degli Assad, eventualità al momento poco probabile. La presenza dell’ex presidente in territorio russo resta inoltre un elemento nei rapporti tra Mosca e le nuove autorità siriane, impegnate a ridefinire il futuro della presenza militare russa nel Paese.
Diversa è la situazione di Atef Najib, cugino materno dell’ex presidente ed ex responsabile della sicurezza politica nella provincia di Daraa, che si trova nelle mani delle autorità siriane. Najib potrà presentare ricorso, mentre la rapidità del procedimento e le condizioni della difesa hanno sollevato interrogativi sulle garanzie processuali.
La figura di Najib è legata agli eventi che nel 2011 diedero origine alla rivolta siriana. A Daraa alcuni adolescenti furono arrestati e torturati dopo avere scritto slogan contro il governo su un muro scolastico. La repressione delle proteste successive contribuì alla trasformazione della contestazione locale in una rivolta nazionale e quindi in una guerra che ha provocato centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati e rifugiati.
La condanna di Maher Assad riguarda invece uno dei principali uomini dell’apparato militare del precedente governo. Alla guida della Quarta Divisione corazzata, Maher controllava una formazione d’élite dell’esercito coinvolta nella repressione interna e accusata di avere gestito centri di detenzione, attività economiche illegali ed estorsioni.
Le sentenze pongono ora la questione della giustizia di transizione. Le responsabilità del governo Assad nelle torture, nella repressione e negli attacchi contro aree civili sono state documentate nel corso del conflitto, ma violazioni e crimini sono stati attribuiti anche a gruppi jihadisti, milizie ribelli e altri attori armati. La credibilità delle nuove istituzioni dipenderà quindi dalla capacità di accertare responsabilità individuali attraverso procedimenti fondati sulle prove e sulle garanzie della difesa.
La questione assume rilievo anche per la ricostruzione. La Siria necessita di ingenti investimenti per ripristinare abitazioni, ospedali, infrastrutture energetiche e reti di trasporto, oltre che per favorire il ritorno di milioni di profughi. La costruzione di un sistema giudiziario credibile rappresenta uno degli elementi necessari per ottenere riconoscimento internazionale, attrarre capitali e rafforzare la stabilità interna.
La pena capitale rischia tuttavia di alimentare ulteriori controversie, soprattutto qualora i processi vengano percepiti come strumenti di vendetta contro gli sconfitti. La condanna di Assad segna simbolicamente la fine del precedente sistema di potere, ma la prova per la nuova Siria sarà costruire istituzioni capaci di giudicare i crimini commessi durante il conflitto senza riprodurre i metodi arbitrari del passato.