Siria. Dura repressione armata, 700 civili alatiti uccisi

di Angelo Gambella –

L’improvvisa insurrezione di forze dell’ex esercito arabo siriano fedele agli al-Assad in alcune città e centri minori nelle regioni costiere siriane ha comportato la durissima la reazione del nuovo governo.
Le forze di sicurezza di al-Sharaa sono impegnate nelle ultime 48 ore in scontri con gli insorti a Latakia, Tartus e soprattutto nella città di Baniyas.
Gli insorti risultano inoltre attivi nei dintorni di Latakia, vicino l’aeroporto, a Jableh, sulle montagne tra Qardahah (la città degli al-Assad) e Nabi Younis, ma non hanno effettivamente il controllo del territorio.
L’Osservatorio Siriano sui Diritti Umani (SOHR in inglese), con sede a Londra, denuncia l’uccisione di quasi 700 civili, soprattutto nelle regioni costiere siriane, da parte delle forze di sicurezza solo negli ultimi giorni. Viene riferito che in prevalenza le vittime appartengono alla minoranza religiosa alawita, che è maggioritaria nei villaggi della provincia di Latakia, e che tra le vittime ci sono anche persone di altre minoranze religiose, come i cristiani, così come anche diverse donne sono state uccise.
Da parte sua il presidente Ahmed al-Sharaa ha parlato di alcuni eccessi da parte delle forze governative ed ha promesso inchieste.
Tuttavia, a quanto pare, alcuni gruppi armati che stanno operando sulla costa siriana sfuggono al controllo governativo e rispecchiano quelle stesse forze jihadiste, non inquadrate nell’HTS di al-Sharaa (Jolani) già note per azioni violente durante la guerra civile.
Continuano ad emergere sui social senza filtri filmati di esecuzioni di massa di civili spesso diffusi dagli stessi combattenti; per esempio anche il villaggio di al-Tuwaim, sito nella regione interna di Hama, è stato luogo di fucilazioni e fosse comuni documentate. Sono anche tornate le famigerate “barrel bomb”, vecchie bombe lanciate a caduta sui centri abitati dagli elicotteri adesso in mano alle nuove forze siriane.
Sui social quegli attivisti che, alla caduta di Bashar al-Assad avevano cancellato i riferimenti al cessato regime, hanno ripreso coraggio denunciando la situazione delle minoranze e le uccisioni indiscriminate: “Il regime sta coprendo i propri crimini, quindi non credo che sapremo mai quante vittime ci sono”, oppure “I fratelli di Hanadi Zahlout, detenuta 3 volte nelle prigioni di al-Assad, attivista della rivoluzione siriana contro il regime, sono stati giustiziati oggi”, si legge sui social.
“Migliaia” di civili siriani in fuga, in massima parte donne e bambini delle minoranze religiose hanno intanto trovato rifugio nella base aerea russa di Hmeimim, ancora operativa sulla costa siriana.
La pacificazione nazionale proposta da al-Sharaa ha un percorso ancora molto lungo, dal momento che Damasco non controlla il nord-est curdo e il sud druso, il cui leader, lo sceicco al-Hijri, ha condannato le uccisioni sulla costa siriana chiedendo l’intervento dell’ONU.
A parte l’Iran, che ha espresso preoccupazione per la situazione, e dichiarazioni politiche che stanno arrivando dai confinanti Libano ed Iraq, non risultano ancora pervenute le condanne internazionali che puntualmente arrivavano ad ogni crimine commesso durante la guerra civile, sia dai gruppi jihadisti (Isis in primis) sia dalle forze del cessato regime.