di Shorsh Surme –
Il termine federalismo non gode di una reputazione positiva nella sfera politica araba. Da tempo è associato al separatismo e alla possibilità di una spartizione degli Stati esistenti. Questa percezione negativa deriva in parte dall’esperienza della guerra civile libanese, durante la quale il federalismo era sostenuto dagli ambienti isolazionisti, e in parte dalla questione curda in Iraq.
Il rifiuto del federalismo, tuttavia, non è riconducibile esclusivamente a queste esperienze storiche, ma va compreso alla luce delle ideologie che hanno dominato il pensiero politico arabo nel corso del Novecento. Il nazionalismo arabo concepiva gli arabi come un’unica nazione omogenea, rendendo superfluo, se non sospetto, il ricorso a un sistema federale, percepito come uno strumento di ulteriore frammentazione di una regione già segnata dal colonialismo.
A livello pratico, un ruolo centrale è stato svolto dal progetto di modernizzazione guidato dallo Stato, condiviso dalle principali ideologie politiche arabe, dal nazionalismo al socialismo fino all’islamismo. Lo Stato centralizzato si è attribuito il compito di promuovere lo sviluppo attraverso un’ingegneria sociale calata dall’alto, in contrasto con i principi del federalismo. La percezione negativa di quest’ultimo non è dunque intrinseca al modello, ma il risultato delle ideologie dominanti e della rappresentazione che ne hanno dato.
Nel dibattito pubblico arabo, il federalismo continua a essere associato a divisioni etniche e settarie e al rischio di disintegrazione dello Stato. Questa lettura trascura il fatto che numerosi Stati federali sono tra i più stabili e sviluppati del sistema internazionale. Il federalismo può inoltre essere applicato anche in contesti in cui i confini interni non coincidono con linee etniche o religiose.
Gli Stati Uniti rappresentano un esempio emblematico, essendo uno Stato federale con confini interni non basati su criteri identitari, nonostante l’elevata diversità della società. Analogamente, Germania, Svizzera e India dimostrano come il federalismo possa assumere forme differenti e adattarsi a contesti storici e sociali diversi.
In Svizzera, il federalismo ha consentito la coesistenza di gruppi linguistici e religiosi differenti, incanalando una forte diversità all’interno di un quadro istituzionale stabile. In Germania, il sistema federale è il risultato di un processo storico di unificazione di entità politiche preesistenti e non si fonda su divisioni settarie. Anche l’India adotta un modello federale in cui i confini degli Stati non riflettono direttamente la complessa composizione etnica e religiosa del Paese. In tutti questi casi, il federalismo ha contribuito a garantire stabilità e coesistenza, senza alimentare processi di frammentazione.
Nel dibattito sulla Siria, il federalismo viene spesso interpretato esclusivamente attraverso la lente delle divisioni settarie ed etniche. Pur riconoscendo il peso di tali fratture, è necessario analizzare motivazioni più strutturali che rendono questo modello rilevante nel contesto siriano.
La principale ragione a favore del federalismo in Siria è legata alla necessità di superare lo Stato centralizzato. Le tendenze autoritarie non sono un fenomeno esclusivo dell’era del partito Ba‘th, ma risalgono ai primi anni della Repubblica siriana, caratterizzati da pratiche come i brogli elettorali e il controllo delle istituzioni statali. Il predominio del centro politico, concentrato nelle principali città, si è tradotto in un sistematico disinteresse verso le aree periferiche.
Nella regione orientale della Jazira, questo modello ha assunto le caratteristiche di un colonialismo interno, con lo sfruttamento delle risorse locali, la mancanza di investimenti nello sviluppo e un atteggiamento paternalistico nei confronti delle popolazioni locali. L’accentuata centralizzazione, rafforzatasi sotto il regime ba‘thista, ha prodotto effetti negativi anche nelle aree centrali, in particolare a Damasco e nella regione della Ghouta, colpite da una crescita demografica non sostenibile e dal progressivo deterioramento delle infrastrutture.
La formazione degli Stati moderni nella regione è avvenuta attraverso due fasi principali, la modernizzazione locale e la costruzione dello Stato coloniale. In entrambi i casi, le esigenze dell’autorità centrale hanno prevalso sulla partecipazione della società. Questa eredità ha contribuito alla concentrazione della sovranità e del potere nelle mani dello Stato, privando la società di strumenti efficaci di controllo e rappresentanza.
Sebbene i modelli statali della regione abbiano formalmente adottato il principio europeo della separazione dei poteri, tale principio non ha impedito, nella pratica, la concentrazione del potere esecutivo. I poteri legislativo e giudiziario sono rimasti subordinati, con margini di autonomia limitati. In questo contesto, il federalismo può rappresentare non una minaccia all’unità dello Stato siriano, ma una possibile risposta strutturale alla crisi del centralismo e alle sue conseguenze politiche, economiche e sociali.












