
di Giuseppe Gagliano –
La possibile riattivazione dell’oleodotto Kirkuk-Baniyas, inattivo da oltre vent’anni, torna al centro delle strategie energetiche di Medio Oriente e Stati Uniti dopo le difficoltà provocate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Il collegamento tra i giacimenti del nord dell’Iraq e il porto siriano di Baniyas offrirebbe a Baghdad un’alternativa per esportare il proprio petrolio verso il Mediterraneo, riducendo la dipendenza dal Golfo Persico.
La crisi di Hormuz ha evidenziato la vulnerabilità dell’Iraq, la cui economia continua a dipendere quasi interamente dalle esportazioni petrolifere. Una nuova via terrestre consentirebbe di diversificare i percorsi di esportazione e di limitare l’impatto di eventuali blocchi marittimi.
Per Washington il progetto rappresenta anche uno strumento per ridurre l’influenza dell’Iran sulle rotte energetiche regionali, affiancando alla presenza militare una strategia basata su infrastrutture, investimenti e cooperazione economica. L’obiettivo è rafforzare i collegamenti tra Iraq, Siria e Mediterraneo, consolidando una rete di corridoi energetici e commerciali sostenuta dagli Stati Uniti.
Anche Damasco vede nell’oleodotto un’opportunità strategica. Il governo siriano punta a trasformare il Paese in un hub di transito per petrolio, gas e infrastrutture regionali, ottenendo nuove entrate e rafforzando il proprio ruolo nella ricostruzione economica. Tuttavia il progetto presenta ancora rilevanti criticità, legate agli elevati costi di ripristino, alla sicurezza del tracciato e all’instabilità di numerose aree attraversate dalla condotta.
La riapertura della linea inciderebbe inoltre sugli equilibri regionali. La Turchia perderebbe parte del proprio ruolo di principale corridoio per il petrolio iracheno verso il Mediterraneo, pur cercando di mantenere la propria centralità attraverso nuovi collegamenti commerciali ed energetici. Parallelamente, le monarchie del Golfo stanno diversificando le rotte di esportazione e gli investimenti infrastrutturali per ridurre la dipendenza dai tradizionali punti di transito.
L’eventuale ritorno in funzione del Kirkuk-Baniyas non sostituirebbe lo Stretto di Hormuz, ma contribuirebbe a ridisegnare gli equilibri energetici del Mediterraneo orientale, offrendo all’Iraq una maggiore autonomia, alla Siria nuove prospettive economiche e agli Stati Uniti uno strumento aggiuntivo per rafforzare la propria influenza nella regione.











