di Giuseppe Gagliano –
La Siria del dopo Assad prova a riavvicinarsi all’Occidente, ma resta ancorata alla Russia per una risorsa vitale: il petrolio. Senza carburante il Paese non può funzionare e Mosca è oggi il principale fornitore, con spedizioni cresciute fino a circa 60.000 barili al giorno nel 2026. Una dipendenza che sopravvive alla caduta del vecchio regime e che limita nei fatti l’autonomia politica del nuovo corso siriano.
Damasco tenta di riequilibrare la propria posizione internazionale, cercando apertura verso Europa, Stati Uniti e Paesi arabi, ma la realtà economica impone scelte pragmatiche. La produzione interna è insufficiente, l’accesso ai mercati globali resta limitato e il greggio russo diventa una necessità immediata più che una scelta strategica.
Prima del 2024 era l’Iran a sostenere energeticamente la Siria, all’interno di un più ampio asse politico e militare regionale. Con la caduta di Assad, Teheran ha ridotto il proprio ruolo lasciando spazio a Mosca, che ha rapidamente colmato il vuoto rafforzando la propria influenza attraverso forniture energetiche, infrastrutture e accordi economici.
Per la Russia, la Siria resta un tassello chiave nel Mediterraneo orientale. Garantire energia a Damasco significa mantenere peso politico e presenza strategica nella regione, anche senza il controllo diretto esercitato in passato. Il petrolio diventa così uno strumento di influenza indiretta ma efficace.
La ricostruzione siriana dipende in larga parte dalla disponibilità di energia. I flussi russi non risolvono la crisi, ma permettono al Paese di restare operativo. Questo però ha un costo politico: ogni scelta diplomatica o economica deve fare i conti con la necessità di non interrompere i rifornimenti.
Il caso siriano dimostra che i cambiamenti politici non cancellano automaticamente le dipendenze economiche. L’Occidente potrebbe ridurre il peso di Mosca solo offrendo alternative concrete, tra investimenti, accesso finanziario e forniture energetiche. Senza queste condizioni, Damasco continuerà a rivolgersi a chi può garantire risorse immediate.
La nuova Siria resta quindi sospesa tra ambizioni occidentali e vincoli materiali. Il petrolio russo è il simbolo di una sovranità ancora incompleta: il Paese ha cambiato direzione politica, ma la sua sopravvivenza quotidiana dipende ancora da Mosca.












