di Angelo Gambella –
Si fa sempre più vicino il tentativo di normalizzazione dei rapporti tra la Turchia di Recep Tayyp Erdogan e la Siria di Bashar al-Assad, dopo anni di contrapposizione dovuti al fatto che i turchi hanno sostenuto nel conflitto civile i ribelli anti regime e le popolazioni turcomanne della Siria, ma hanno anche permesso fino al 2015 il transito di decine di migliaia di jihadisti provenienti da tutto il mondo (principalmente dalla Tunisia) diretti a ingrandire le fila dello Stato Islamico, hanno acquistato il petrolio dell’Isis e hanno curato negli ospedali turchi i jihadisti feriti. Nel quadro degli accordi di Astana la Turchia ha creato una zona di cuscinetto nel territorio siriano, ed ancora sostiene i ribelli (spesso qaedisti) che si sono ritirati nella provincia di Idlib.
La normalizzazione delle relazioni tra i due paesi comporterebbe, su richiesta siriana, l’allontanamento dei ribelli dalla regione di Idlib al fine di ristabilire il controllo del governo centrale, e da quanto si è appreso i ribelli si starebbero preparando a dare battaglia.
Da un paio di giorni un AN-30 russo sta conducendo missioni di ricognizione sulla regione di Idlib, cosa che lascerebbe supporre non solo la regia russa del tentativo di riallacciamento dei rapporti, con la Turchia che vorrebbe aderire ai Brics, ma anche un possibile intervento diretto dell’aviazione russa all’accendersi di un conflitto.
Il tutto accade mentre Erdogan continua a prendere le distanze da Benjamin Netanyahu sul Libano e si riaccende la miccia anche lungo la linea di demarcazione del Golan tra Israele e Siria.












