di Shorsh Surme –
I media internazionali riferiscono che Washington ha minacciato di reintrodurre le sanzioni Caesar contro il governo provvisorio siriano qualora dovessero proseguire le operazioni militari contro le Forze Democratiche Siriane (SDF). Parallelamente, un’analisi mette in guardia sui possibili sviluppi delle proteste in Iran, avvertendo che, nonostante lo slancio popolare, gli esiti potrebbero rivelarsi complessi e non necessariamente democratici, come già avvenuto durante le Primavere Arabe.
Secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance ha esortato il capo del governo provvisorio siriano, Ahmed al-Sharaa, a risolvere le divergenze con i curdi. Il quotidiano ha aggiunto che funzionari statunitensi hanno minacciato al-Sharaa di reimporre le sanzioni Caesar qualora decidesse di procedere con un’operazione militare contro le SDF.
Il giornale ha inoltre citato fonti dell’amministrazione statunitense secondo cui Washington guarda con crescente preoccupazione all’espansione della campagna militare di al-Sharaa contro le SDF, soprattutto alla luce del sostegno fornito dalla Turchia. Un ampliamento del conflitto, spiegano i funzionari, rischierebbe di mettere l’uno contro l’altro due partner chiave degli Stati Uniti nella lotta contro l’ISIS.
Nel frattempo il Jerusalem Post ha sottolineato come l’eredità della Primavera Araba rappresenti un monito fondamentale per comprendere l’attuale escalation delle proteste in Iran. Il quotidiano osserva che il rovesciamento di regimi autoritari non garantisce automaticamente una transizione democratica, ma spesso apre la strada al caos o a nuove forme di autoritarismo, talvolta ancora più rigide.
L’esperienza delle rivolte del 2011 dimostra, secondo l’analisi, che la maggior parte dei Paesi coinvolti è tornata sotto regimi autoritari o è sprofondata in devastanti guerre civili, come accaduto in Siria, Libia e Yemen. Persino la Tunisia, a lungo considerata l’unico esempio positivo, è di fatto rientrata sotto il controllo di un potere sempre più accentrato, dopo la sospensione del parlamento e l’espansione dei poteri presidenziali.
Le proteste in Iran, prosegue il Jerusalem Post, presentano diverse somiglianze con la Primavera Araba, tra cui le motivazioni economiche, l’ampia partecipazione popolare e il superamento della cosiddetta “barriera della paura”. Tuttavia, vi sono differenze cruciali, in particolare la compattezza dell’apparato di sicurezza iraniano, l’assenza finora di divisioni interne significative e la natura profondamente ideologica del regime.
Secondo l’analisi, un eventuale crollo del regime iraniano potrebbe generare un pericoloso vuoto di potere, innescando conflitti interni e una violenta competizione per il controllo del Paese. La vera sfida, conclude il quotidiano, non risiede soltanto nel rovesciamento del regime, ma soprattutto in ciò che potrebbe emergere dopo.












