Speculazione finanziaria e instabilità geopolitica, ruolo e funzioni dei contratti future

di Giuseppe Lai –

L’intensificarsi del conflitto in Medio Oriente ha un impatto rilevante sui mercati internazionali. Tra le varie ricadute, riporta al centro dell’attenzione la speculazione finanziaria e genera una condizione di incertezza legata a un’evoluzione delle ostilità nel medio-lungo periodo. La cronaca recente, con i vari bollettini sul rialzo delle quotazioni petrolifere, si è focalizzata in particolare su una categoria di strumenti finanziari che hanno un peso determinante nelle dinamiche speculative: i contratti futures. Si tratta di accordi tra un venditore e un compratore che vincolano le parti a scambiarsi un bene a un prezzo prefissato e a una data futura prestabilita.
L’esempio di un prodotto cerealicolo può essere di aiuto per un chiarimento concettuale. Il 1° settembre un venditore e un acquirente di grano firmano un contratto e concordano il prezzo di 1000 euro per 1 quintale di prodotto, fissando la data di compravendita 5 mesi più tardi, il 1 febbraio. Stabilendo il prezzo in anticipo, il venditore si mette al riparo da un suo calo eccessivo alla scadenza e l’acquirente da un trend rialzista. Se il 1° febbraio il prezzo di mercato del grano scende a 900 euro al quintale, il venditore ricava comunque i 1000 euro concordati in anticipo, mettendosi al riparo da una dinamica ribassista del prezzo. L’acquirente, nonostante il calo di mercato, deve corrispondere i 1000 euro concordati, ma si è comunque tutelato da una dinamica rialzista delle quotazioni.
Nell’esempio citato, il prezzo prestabilito nel contratto per la futura compravendita funge, in sostanza, da copertura assicurativa, a protezione da eventuali rischi di oscillazione dei prezzi nel periodo intercorrente tra la sottoscrizione del contratto e la data stabilita per la transazione. A questa funzione di copertura del rischio, con cui hanno esordito circa 200 anni fa i contratti futures, nel corso del tempo si sono aggiunte altre caratteristiche di tipo speculativo che hanno interessato, oltre al settore agricolo, anche altri comparti, tra cui quello petrolifero.
Queste opzioni aggiuntive hanno ampliato notevolmente la diffusione dei futures, marcando nel tempo la loro connotazione di strumenti finanziari orientati al rendimento delle somme investite. Ciò ha comportato anche l’analisi dei potenziali rischi di tali investimenti, che le parti impegnate nel contratto si assumono al momento della sottoscrizione.
Le aspettative di profitto e i rischi di venditore e compratore, per il medesimo contratto, sono diametralmente opposti: chi compra si augura che il prezzo del bene alla scadenza sia più alto di quello inizialmente concordato, poiché andrà a pagare un prezzo più basso alla transazione. Chi vende, invece, punta su un prezzo più basso alla scadenza del contratto rispetto a quello pattuito, in modo da ottenere un maggior guadagno.
Altro esempio: il 31 marzo venditore e compratore concordano il prezzo di 1000 euro per un bene che dovrà essere compravenduto il 31 maggio. Se alla scadenza il prezzo di mercato del bene è di 1200 euro, c’è un vantaggio per l’acquirente, che pagherà solo 1000 euro alla scadenza, mentre il venditore riceverà la stessa somma, 1000 euro, ma inferiore al prezzo di mercato. L’esatto opposto si verifica se il prezzo del bene alla scadenza fosse diminuito a 800 euro. In tal caso ne avrebbe vantaggio il venditore, che riceverebbe 1000 euro al momento della transazione, mentre l’acquirente sarebbe svantaggiato, dovendo pagare 1000 euro, un prezzo superiore agli 800 esistenti alla scadenza.
La caratteristica più rilevante che è maturata nell’evoluzione dei contratti futures è la possibilità di non procedere alla transazione effettiva del bene, ma semplicemente alla compravendita degli stessi contratti. Tornando all’esempio precedente, se dopo la sottoscrizione del future a 1000 euro il prezzo del bene arriva a 1200 euro prima della scadenza, il compratore può vendere il contratto a questa cifra, realizzando un profitto. Il venditore, viceversa, se il prezzo scende a 800 euro, inferiore al prezzo di vendita sottoscritto, può realizzare un profitto riacquistando lo stesso contratto a tale prezzo.
Nei mercati finanziari le operazioni di compravendita dei contratti futures possono registrare incrementi per effetto di una pluralità di fattori. Tra questi, le attese di inflazione, le dispute commerciali, le tensioni geopolitiche e le guerre, come quella attuale tra l’Iran e l’asse USA-Israele.
Nella fattispecie del conflitto in corso, la sola minaccia di chiusura dello Stretto di Hormuz ha innescato una serie di reazioni a catena che hanno condotto a un rialzo del prezzo del petrolio. Le tappe fondamentali possono essere così riassunte:

– La minaccia del blocco di milioni di barili di greggio che transitano sullo Stretto e sono diretti dal Golfo Persico verso il resto del mondo crea, nei mercati finanziari, l’“aspettativa” di un aumento dei prezzi, a causa di una riduzione dell’offerta.

– Gli operatori finanziari “anticipano” il blocco fisico delle forniture e, guidati dall’aspettativa rialzista, acquistano contratti futures con il fine di venderli prima della scadenza e ottenere un profitto. Tali acquisti vengono effettuati anche dagli operatori del settore che, ad esempio, comprano il greggio per raffinarlo, interessati in primis a bloccare il prezzo delle forniture per evitare futuri aumenti.

– Quando nei mercati finanziari l’acquisto dei futures prevale nettamente sulle vendite, per la legge della domanda e dell’offerta il loro prezzo sale; viceversa tende a diminuire se le vendite prevalgono sugli acquisti.

– Se il volume di questi scambi è rilevante, il prezzo che deriva dal totale delle contrattazioni diventa il riferimento principale per la quotazione “fisica” del petrolio, espressa in dollari al barile. Tecnicamente costituisce il “benchmark” per il prezzo “spot” del greggio. A livello internazionale esistono 2 benchmark: il WTI (West Texas Intermediate) e il Brent. Il primo è il prezzo di riferimento del petrolio estratto negli Stati Uniti, principalmente in Texas; il secondo rappresenta la quotazione del greggio estratto nel Mare del Nord, che interessa l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente.

– Nell’ipotesi di un trend rialzista, il rincaro marcato del petrolio determina un incremento diretto dei costi di trasporto, dell’energia e, indirettamente, dei beni di consumo, alimentando l’inflazione, con ripercussioni sul potere di acquisto delle famiglie e prospettive di rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali.

Da quanto esposto si evidenzia il nesso profondo tra attività speculativa mediata dai futures e dinamiche dell’economia reale. Se da un lato il ricorso a tali strumenti finanziari permette agli operatori di settore di ottenere una copertura dei propri approvvigionamenti da rischi specifici, come l’attuale instabilità geopolitica e le sue conseguenze, dall’altro una speculazione eccessiva, concentrata sui profitti a breve termine, tende a slegarsi dai fondamentali dell’economia e a produrre effetti negativi.