di Giuseppe Gagliano –
Il Sudan del Sud si trova attualmente in una situazione di estrema instabilità, aggravata dalla difficoltà di organizzare le prime elezioni post-indipendenza previste per dicembre 2024. Nonostante il recente annuncio della Commissione elettorale nazionale riguardo alla data del 22 dicembre, l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Nicholas Haysom, ha espresso preoccupazione circa la reale capacità del paese di condurre elezioni credibili entro tale scadenza. Le difficoltà principali derivano dall’implementazione insufficiente delle condizioni necessarie per garantire elezioni libere ed eque, condizioni che Haysom aveva delineato già lo scorso dicembre e che a oggi non sembrano essere state soddisfatte in modo significativo.
La situazione politica del Sudan del Sud è intrinsecamente legata al fragile accordo di pace firmato cinque anni fa, il cui scopo era porre fine alla guerra civile che ha devastato il paese, con un conflitto radicato principalmente nelle divisioni etniche tra le forze fedeli al presidente Salva Kiir e quelle del vicepresidente Riek Machar. Tale conflitto ha causato la morte di circa 400mila persone, e nonostante i progressi formali compiuti, il paese continua a essere intrappolato in una spirale di violenza e instabilità. La commissione elettorale ha iniziato a valutare l’infrastruttura necessaria per creare un ambiente favorevole alle elezioni e ha registrato 29 partiti politici. Tuttavia permangono seri dubbi sull’efficacia delle misure adottate finora.
Uno dei principali ostacoli alla realizzazione di elezioni democratiche e pacifiche è rappresentato dalla recente approvazione di una legge che conferisce al Servizio di sicurezza nazionale il potere di effettuare arresti senza mandato. Questa legge è stata fortemente criticata dalla società civile, dai partiti politici e dalla comunità internazionale, poiché contraddice le aspirazioni per uno spazio civico e politico aperto e democratico, ed è vista come incompatibile con lo spirito della costituzione transitoria del Sudan del Sud e con gli obblighi in materia di diritti umani del paese.
Dal punto di vista umanitario il Sudan del Sud sta affrontando una crisi senza precedenti, con più del 76% della popolazione che necessita di assistenza umanitaria e oltre 7,1 milioni di persone che soffrono di insicurezza alimentare acuta. La crisi è aggravata dall’instabilità economica, con la produzione di petrolio – principale fonte di reddito del paese – praticamente ferma a causa di un guasto alle infrastrutture e la conseguente drastica riduzione delle entrate. La valuta sudsudanese ha subito una svalutazione del 70% nei primi sei mesi del 2024, con un tasso di inflazione che ha raggiunto il 97% a giugno, rendendo i beni di prima necessità inaccessibili per gran parte della popolazione.
L’inviato dell’ONU ha avvertito che una tempesta perfetta si sta addensando sul Sudan del Sud, con una combinazione di insicurezza alimentare cronica, il conflitto in corso nel vicino Sudan che ha provocato l’afflusso di 750.000 rifugiati e sfollati interni, una crisi economica in rapido deterioramento e il potenziale per inondazioni senza precedenti previste per settembre. Questi fattori potrebbero portare il paese a un punto di rottura, mettendo a rischio il processo di transizione politica e la stabilità dell’intera regione dell’Africa orientale.
In questo contesto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha espresso seria preoccupazione per l’approvazione della legge sulla sicurezza e per la mancanza di progressi concreti verso un ambiente elettorale sicuro e democratico. Nonostante i passi avanti formali, come l’adozione di un codice di condotta e la registrazione dei partiti politici, rimangono forti dubbi sulle procedure seguite e sulla rappresentanza di genere nelle commissioni elettorali statali. Il Sudan del Sud, pur avendo compiuto significativi progressi verso la stabilizzazione, si trova ancora a dover affrontare sfide enormi che potrebbero compromettere il futuro del paese e della sua popolazione.












