di Giuseppe Gagliano –

Le Forze di Supporto Rapido hanno annunciato la conquista di Geissan, nella regione sudanese del Nilo Azzurro, estendendo il conflitto verso il confine con l’Etiopia. L’esercito regolare contesta la rivendicazione e afferma di mantenere il controllo di una base militare, mentre i combattimenti proseguirebbero nell’area.

Geissan occupa una posizione strategica per la vicinanza all’Etiopia e alla diga di Roseires e per il controllo delle strade e delle vie di rifornimento che collegano il Sudan orientale con l’interno del Paese. L’offensiva è avvenuta inoltre durante il raccolto e le forze paramilitari sono accusate di saccheggi nei campi e nel mercato centrale. In una guerra che ha devastato l’economia sudanese, raccolti, bestiame, carburante e rotte commerciali sono diventati risorse strategiche quanto le installazioni militari.

La vicinanza alla diga di Roseires conferisce agli scontri anche una dimensione regionale. L’impianto è fondamentale per acqua ed energia e si inserisce nei delicati equilibri del bacino del Nilo, già segnati dalle tensioni tra Sudan, Etiopia ed Egitto. La presenza delle Forze di Supporto Rapido nell’area non implica una minaccia diretta alla diga, ma aumenta l’instabilità attorno a un’infrastruttura essenziale.

Le autorità sudanesi accusano inoltre l’Etiopia di facilitare gli aiuti militari che gli Emirati Arabi Uniti fornirebbero alle Forze di Supporto Rapido, circostanza respinta da Addis Abeba. Le accuse mostrano comunque quanto la guerra sia ormai intrecciata agli interessi delle potenze regionali, dalle rotte del Mar Rosso alle risorse minerarie e agricole, fino ai collegamenti tra Sahel, Corno d’Africa e Golfo Persico.

Sul terreno il conflitto si sviluppa contemporaneamente su più direttrici. Nel Nilo Azzurro le forze paramilitari cercano di obbligare l’esercito a disperdere uomini e mezzi, mentre nel Kordofan settentrionale combattono per gli snodi stradali che proteggono el Obeid e le comunicazioni verso Omdurman. Nel Darfur continua invece la battaglia per le rotte che conducono verso il confine con il Ciad.

A Jabra al Sheikh l’esercito sostiene di avere respinto un attacco condotto con artiglieria pesante, droni e oltre 250 mezzi da combattimento. Se confermata, la portata dell’operazione dimostrerebbe che le Forze di Supporto Rapido conservano una notevole capacità di movimento e di concentrazione delle proprie unità.

Anche l’impiego crescente dei droni sta modificando il conflitto. Gli attacchi contro diverse città controllate dall’esercito consentono ai paramilitari di colpire infrastrutture e attività economiche a grande distanza, costringendo le forze regolari a distribuire le proprie difese su un territorio vastissimo senza che sia necessario occupare stabilmente ogni centro urbano.

Nel Darfur settentrionale le versioni restano contrastanti. La Forza congiunta alleata con l’esercito afferma di avere riconquistato Amburu, mentre le Forze di Supporto Rapido sostengono di avere respinto l’offensiva e catturato 42 veicoli. Combattimenti interessano anche le aree prossime al confine ciadiano, dove il controllo delle vie di comunicazione è essenziale per il trasferimento di uomini, armi e rifornimenti.

Il Sudan appare sempre più frammentato in territori militari e corridoi economici. Oro, prodotti agricoli, carburante, pedaggi e controllo degli aiuti alimentano un’economia di guerra che permette alle diverse forze di continuare a combattere anche senza ottenere una vittoria decisiva.

La conquista di Geissan, qualora fosse confermata, non rappresenterebbe una svolta definitiva, ma dimostrerebbe la capacità delle Forze di Supporto Rapido di aprire nuovi fronti mentre l’esercito tenta di avanzare in altre regioni. Il rischio è una progressiva divisione del Sudan tra zone controllate dai contendenti e dai rispettivi sostenitori esterni, trasformando definitivamente la guerra da crisi nazionale in una fonte di instabilità per l’intera Africa nordorientale.