di Giuseppe Gagliano –
Un’inchiesta della Reuters ha ricostruito una complessa rete di società e velivoli che avrebbe collegato aeroporti strategici tra Ciad, Libia, Somalia e Darfur, utilizzati dalle Forze di Supporto Rapido (RSF). Al centro della vicenda figura Steven Shaulis, ex membro delle Forze Speciali statunitensi e responsabile della società CADG con sede a Singapore, le cui imprese hanno ottenuto negli anni centinaia di milioni di dollari in contratti dal governo degli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite. Reuters precisa di non aver trovato prove che colleghino direttamente Shaulis o le sue società al trasporto di armi e che nei loro confronti non risultano accuse giudiziarie o sanzioni.
L’indagine documenta almeno sedici voli effettuati da vecchi Boeing 727 e 737 tra N’Djamena, Kufra, Bosaso e Nyala, aeroporti indicati da esperti delle Nazioni Unite e da fonti diplomatiche come snodi logistici delle RSF. Rimane tuttavia ignoto chi finanziasse tali operazioni e quale fosse il contenuto dei carichi trasportati.
Uno degli episodi più significativi risale al maggio 2025, quando un Boeing 737 venne distrutto dall’aviazione sudanese nell’aeroporto di Nyala, controllato dalle RSF. Secondo fonti citate da Reuters, nell’attacco morirono 54 persone, tra cui 51 combattenti del gruppo paramilitare. Il pilota e un tecnico di terra lavoravano per la Occidental Support Services, società con sede negli Emirati Arabi Uniti e riconducibile a Shaulis. Pur non dimostrando un coinvolgimento diretto nel trasporto di armamenti, il caso evidenzia la crescente difficoltà nel distinguere tra attività di aviazione civile e supporto logistico a organizzazioni armate.
L’inchiesta conferma inoltre l’importanza strategica delle reti di rifornimento nel conflitto sudanese. Le RSF dipendono da corridoi logistici che attraversano Libia, Ciad e Somalia, attraverso i quali possono transitare carburante, pezzi di ricambio, equipaggiamenti, personale tecnico e combattenti. In questo contesto, velivoli datati ma economici e facilmente trasferibili tra diversi registri nazionali rappresentano strumenti particolarmente adatti a operare nei teatri di guerra africani.
Il conflitto sudanese continua intanto ad assumere una dimensione regionale. Gli Emirati Arabi Uniti respingono le accuse di sostegno militare alle RSF formulate da esperti delle Nazioni Unite e da diversi osservatori internazionali, sostenendo di limitarsi ad attività umanitarie. Sul fronte opposto, l’esercito sudanese beneficia, con modalità differenti, del sostegno di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Qatar, mentre Ciad e Libia restano nodi logistici fondamentali della crisi.
L’indagine mette infine in evidenza il ruolo crescente delle società private nella gestione delle infrastrutture e dei trasporti nei conflitti contemporanei. La disponibilità di flotte aeree, personale specializzato e reti logistiche internazionali consente infatti di mantenere attivi i corridoi di rifornimento anche in presenza di embarghi e sanzioni, confermando come la dimensione economica e quella militare risultino sempre più intrecciate nelle guerre del XXI secolo.












