di Guido Keller –

La Svizzera prepara una nuova serie di voli verso il Marocco per rimpatriare cittadini marocchini che non hanno più diritto a rimanere nel Paese. L’accelerazione arriva dopo mesi di difficoltà nell’identificazione delle persone destinatarie di un provvedimento di allontanamento e coincide con una fase particolarmente delicata nei rapporti tra Rabat e diversi Paesi europei, segnata dalla recente crisi migratoria di Ceuta.

Secondo quanto riferito dallo Staatssekretariat für Migration (SEM) e riportato dal quotidiano svizzero Blick, nelle prossime settimane è prevista “una serie di voli” verso il Marocco. Il cambiamento è legato soprattutto alla maggiore collaborazione delle autorità marocchine nell’accertamento dell’identità dei propri cittadini. Nel primo semestre del 2026 la Svizzera avrebbe già effettuato quasi tanti rimpatri forzati verso il Marocco quanti nell’intero 2025.

Attualmente sarebbero 353 i cittadini marocchini obbligati a lasciare la Confederazione. Il problema è particolarmente sentito nel Canton Berna, dove si trovano 83 delle persone interessate. Di queste, 41 sono state identificate, mentre 23 risultano irreperibili e altre 14 si trovano in custodia cautelare o stanno scontando una pena.

Il consigliere di Stato bernese Philippe Müller ha accusato apertamente Rabat di aver rallentato per lungo tempo le procedure. In una lettera inviata a marzo al consigliere federale Beat Jans, responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia, Müller ha denunciato quella che ha definito una “Verfahrensverschleppung”, cioè un ritardo deliberato delle procedure. Secondo il politico bernese, mentre nei procedimenti penali l’identificazione di cittadini marocchini può essere completata in poche settimane, nelle pratiche finalizzate al rimpatrio l’ambasciata avrebbe impiegato in alcuni casi più di un anno.

I dati successivi sembrano mostrare un netto cambiamento. Nei mesi di febbraio e marzo era stata chiarita complessivamente una sola identità. In aprile le verifiche concluse sono salite improvvisamente a 185, mentre a maggio e giugno ne sono state effettuate 14 per ciascun mese. Il salto è avvenuto mentre Berna aumentava la pressione diplomatica su Rabat. Il 24 aprile il consigliere federale Beat Jans ha incontrato il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita.

Un ulteriore passaggio è avvenuto il 22 maggio, quando il segretario di Stato per la migrazione Vincenzo Mascioli si è recato a Rabat per firmare un’intesa sulle procedure di rimpatrio. È un punto importante dal punto di vista giuridico: l’accordo non crea da zero il potere della Svizzera di espellere cittadini marocchini, che deriva già dal diritto federale, ma serve a rendere concretamente eseguibili i provvedimenti, soprattutto attraverso l’identificazione delle persone, il rilascio dei documenti necessari al viaggio e il coordinamento con le autorità del Paese di destinazione.

La normativa svizzera distingue infatti diverse situazioni. Quando una domanda di asilo viene respinta, il SEM può disporre l’allontanamento in base alla legge sull’asilo. Per gli stranieri che soggiornano illegalmente nel Paese sono invece le autorità cantonali competenti a emanare una decisione di allontanamento sulla base della Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione, LStrI. Fedpol può inoltre ordinare un’espulsione per ragioni di sicurezza interna o esterna, mentre i tribunali penali possono pronunciare l’espulsione dal territorio svizzero nei confronti di stranieri condannati per determinati reati.