Taiwan. Elezioni: comunque vada, per gli Usa si pone un problema

di Giuseppe Gagliano

Le imminenti elezioni a Taiwan, previste per il 13 gennaio, pongono una sfida complessa per gli Stati Uniti, indipendentemente dall’esito. Un successo del partito attualmente al potere potrebbe infiammare ulteriormente le relazioni già tese con la Cina, mentre un trionfo dell’opposizione potrebbe sollevare interrogativi critici sulle politiche di difesa dell’isola.
Secondo quanto riportato da Reuters il 5 gennaio, le imminenti elezioni presidenziali e parlamentari taiwanesi rappresentano un momento cruciale per i tentativi dell’amministrazione Biden di calmare le acque con la Cina. Pechino considera Taiwan parte del proprio territorio e ha interpretato le elezioni come un bivio tra guerra e pace nello Stretto di Taiwan, avvertendo di possibili conflitti in caso di spinte verso l’indipendenza formale di Taiwan. Il governo di Taiwan rigetta le pretese di sovranità cinesi. Gli analisti di Washington hanno sottolineato che gli Stati Uniti hanno evitato accuratamente di apparire come influenzatori o interferenti nel processo elettorale dell’isola. L’ambasciatore statunitense in Cina, Nicholas Burns, ha dichiarato a dicembre che gli USA sperano in elezioni libere da intimidazioni, coercizioni o interferenze.
In passato mantenere una posizione neutrale è stato difficile per gli Stati Uniti. Durante le elezioni taiwanesi del 2012, l’amministrazione Obama aveva espresso perplessità sulla candidata Tsai Ing-wen del Partito Democratico Progressista (DPP), mettendo in dubbio la sua capacità di gestire le relazioni con la Cina. Tsai, pur perdendo quelle elezioni, è diventata presidente nel 2016 e rieletta nel 2020, periodo in cui le tensioni con la Cina sono aumentate significativamente. Il limite di mandato impedisce a Tsai di ricandidarsi, ma la Cina ha etichettato il candidato DPP di quest’anno e attuale vicepresidente, Lai Ching-te, come separatista, prevedendo un aumento della pressione militare in caso della sua vittoria. Entrambi i principali partiti, DPP e Kuomintang (KMT), affermano di poter preservare la pace e rafforzare le difese dell’isola, sostenendo che solo i taiwanesi possono decidere del loro futuro, anche se il KMT si oppone all’indipendenza. Nonostante Washington affermi di non sostenere l’indipendenza, si teme che una vittoria di Hou Yu-ih del KMT possa indebolire gli sforzi americani di rafforzare la deterrenza militare di Taiwan, dato il tradizionale favore del partito per rapporti più stretti con la Cina.
Douglas Paal, ex ambasciatore non ufficiale degli USA a Taiwan, osserva che, nonostante le dichiarazioni ufficiali di neutralità, le azioni politiche generali degli USA suggeriscono un sostegno al DPP rispetto al KMT. Paal nota inoltre unambivalenza a Taiwan riguardo a maggiori spese in difesa e il KMT propone alternative alla spesa militare per mantenere la pace. Laura Rosenberger, presidente dell’American Institute in Taiwan, ha incontrato sia Lai che Hou durante le loro visite negli USA l’anno scorso, assicurando che la politica USA su Taiwan rimarrà invariata a prescindere dal partito al potere. Alcuni funzionari americani prevedono che la Cina aumenti la pressione su Taiwan, militarmente, economicamente e diplomaticamente, indipendentemente dall’esito delle elezioni. Un alto funzionario dell’amministrazione USA ha sottolineato a Reuters la necessità di diplomazia, chiari canali di comunicazione e un’insistenza sull’importanza della pace, della stabilità e dello status quo.