di Giuseppe De Santis –
A differenza di molti altri Paesi africani, la Tanzania non si limita ad aumentare il numero di persone collegate alla rete elettrica, ma punta a utilizzare l’energia come motore dell’industrializzazione. Per questo il governo sta favorendo investimenti nella produzione di elettricità, nelle reti di trasmissione, nel gas naturale e nelle fonti rinnovabili.
Questa strategia rientra in un piano più ampio che mira a trasformare la Tanzania in un Paese a reddito medio-alto entro il 2050, portando il Pil a mille miliardi di dollari e favorendo un’economia caratterizzata da un elevato livello di industrializzazione e produttività.
Per comprendere quanto il governo punti sul settore energetico basta osservare i dati: se nel 2025 la Tanzania produceva 4.031 megawatt di energia, nel marzo 2026 la capacità installata è salita a 4.522 megawatt, con un incremento del 12% in un solo anno. La crescita è stata resa possibile grazie a nuovi investimenti in centrali idroelettriche, impianti alimentati a gas naturale e impianti solari.
Attualmente circa il 60% dell’energia prodotta nel Paese proviene da centrali idroelettriche, il 28% da impianti a gas naturale, mentre la quota restante è generata da fonti solari, eoliche, a biomassa e da centrali a carbone.
Parallelamente agli investimenti nella produzione di elettricità è aumentato anche il numero di cittadini con accesso alla rete elettrica. Su questo fronte la Tanzania si avvicina ormai alla copertura universale, grazie al progressivo ampliamento della rete di trasmissione.
L’estensione dell’accesso all’elettricità sta già producendo benefici economici per intere comunità. Tuttavia, per il governo questo risultato rappresenta solo un punto di partenza, motivo per cui continua a sostenere con decisione lo sviluppo del settore energetico, considerato uno dei principali strumenti per accelerare la crescita economica e industriale del Paese.












