Iran. I Servizi segreti arrestano 70 persone del semi-clandestino Partito Liberale Iraniano

Notizie Geopolitiche – 

C’è stato forse un atto di leggerezza, ma più probabilmente di coraggio e di voglia di libertà, alla base delle riunioni del semi-clandestino Partito liberale di Teheran:  da qualche tempo in circa settanta individui si incontravano presso un locale, ufficialmente come “Amici della penna” (inteso come scrittori), per discutere di politica e di diritti nel proprio paese.
A guidare il gruppo Mehdi Khazali, figlio dell’ayatollah Khazali (membro dell’importante Assemblea di Esperti dell’Orientamento) e presidente del Fronte della Libertà, e Ghasem Sholeh-Saadi, già deputato e ordinario di Diritto presso l’Università di Teheran: ieri sera, mentre era in corso la riunione dell’embrione del partito Liberale iraniano e, come da ordine del giorno, si stava progettando una manifestazione in vista del 33esimo anniversario della Crisi degli ostaggi (in cui gli studenti islamici rapirono per oltre due mesi 52 membri dell’ambasciata statunitense a Teheran), gli agenti dei Servizi segreti hanno compiuto un’irruzione violenta nella sala, spaccando le finestre ed arrestando i convenuti. Di poco, poiché in ritardo, si è mancato il fermo di Ebrahim Asgharzadeh, un ex studente che aveva preso parte nel 1979 all’assalto dell’ambasciata, ora orientato verso idee liberali; da quale tempo i Servizi segreti del regime islamico seguivano le mosse del gruppo, senza neanche troppa fatica, in quanto – e forse qui sta l’atto coraggioso – il gruppo pubblicava su Facebook le immagini e il resoconto dell’assemblea.
Tale fatto è l’ennesima dimostrazione – come se ce ne fosse bisogno –  del liberticidio istituzionalizzato che vi è in Iran, anche se la nascita di gruppi e di movimenti più o meno alla luce del sole come quello degli “Amici della penna” sono il segnale di un cambiamento imminente che la mano del regime teocratico non riuscirà a fermare ancora per molto.
Alle luci dell’alba, una cinquantina degli arrestati sono stati liberati, dopo essere stati interrogati e dopo che i loro effetti personali, fra cui i telefoni cellulari, sono stati requisiti; a loro è stato fatto giurare di non seguire altre riunioni del genere e, ovviamente, di non lasciare la città per comparire nuovamente dinanzi agli inquirenti.
Mehdi Khazali, che al momento è in carcere con Ghasem Sholeh-Saadi, ha fatto sapere di voler iniziare lo sciopero della fame come forma di protesta per quanto accaduto.