Terza guerra mondiale: Tuccari, ‘Trump, incognita impazzita in un puzzle che si sta pericolosamente ricomponendo’

‘Ucraina, guerra novecentesca nel cuore del conflitto mondiale del III Millennio’.

di Gianluca Vivacqua

La terza guerra mondiale. O magari la quarta, se si include nel novero anche la Guerra fredda. Oppure: la prima guerra globale, che nega agli storici una narrazione unitaria (cari rerum scriptores del futuro, scordatevi Tucidide: pensate piuttosto ad Appiano e al Sallustio della storia per monografie) e propone invece scenari separati e simultanei. Conflitti locali, interregionali, talvolta periferici (Russia-Ucraina, Israele-Libano-Iran, Afghanistan-Pakistan, Cina-Taiwan), che sono slegati sul piano degli eventi ma interconnessi nella visione “olistica” del villaggio globale, in cui anche il focolaio di crisi più lontano può avere ripercussioni sul resto dell’ecumene. Gli enciclopedisti di domani avranno un gran bel da fare, insomma, nel compilare la voce dedicata all’argomento; ma gli studiosi di oggi? Francesco Tuccari, politologo dell’Università di Torino (dirige la rivista “Storia del pensiero politico”) ed esperto di questioni geopolitiche, ci rappresenta le difficoltà di delimitare cronologicamente ed eziologicamente la storia in fieri.

– Professore, la cosiddetta terza guerra mondiale, che papa Francesco definiva come “conflitto a pezzi”, ha avuto un’accelerazione decisiva il 24 febbraio 2022?
“Sicuramente sì, ma con un significativo salto di qualità. Per almeno quattro ragioni. La prima è che tornata sulla scena una vera e propria guerra tra Stati, una guerra da XX secolo, una old war molto diversa dalle new wars che sono andate proliferando dagli anni Novanta in poi a tutte le latitudini. La seconda ragione è che la Russia, sia pure fortemente indebolita nel suo hard power, rimane una grande potenza nucleare, che ha un potere di ricatto molto alto in qualsiasi scenario di conflitto. La terza ragione è che quella guerra, a prescindere da quali ne siano le cause, costituisce una seria minaccia per gli equilibri di potenza nel Vecchio Continente e per l’Europa intera, soprattutto dopo che è venuto meno – con l’amministrazione Trump – l’ombrello protettivo statunitense. La quarta ragione, infine, è che l’invasione dell’Ucraina è avvenuta pochi giorni dopo la dichiarazione congiunta di Putin e Xi Jinping sulla «partnership senza limiti» (qualsiasi cosa voglia dire) tra la Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese, una partnership intesa esplicitamente a mettere in discussione l’egemonia Usa e più in generale dell’Occidente – da tempo declinante – nel mondo post-bipolare. Tutto questo suggerisce che i «pezzi» della «guerra mondiale a pezzi» stanno cominciando a ricomporsi in un quadro assai più complesso e preoccupante, che vede riemergere la «logica delle grandi potenze»”.

– Quali potrebbero essere le ulteriori svolte del conflitto aggravatosi con l’apertura del nuovo fronte iraniano (“terza guerra del Golfo”)? Più realistico pensare a un intervento della Russia a favore dell’Iran o a un crescente impegno diplomatico della Cina?
“Gli ulteriori sviluppi del conflitto tra Israele, Usa e Iran sono al momento imprevedibili, anche perché è altamente imprevedibile l’uomo al momento più potente del mondo, Donald Trump, che oscilla quotidianamente tra ipotesi di appeasement e minacce di guerra. Anche in questo caso, però, il conflitto preoccupa, oltre che in sé e per i suoi effetti più immediati (Hormuz, il Libano), ben oltre il martoriato quadrante mediorientale. Sia pure in modi diversi, infatti, l’Iran è strettamente legato alla Russia e alla Cina. Rappresenta cioè un altro nodo cruciale della competizione sistemica tra le due vere e grandi potenze del mondo attuale: gli Usa, in relativo declino, e la Repubblica popolare cinese, in prepotente ascesa. La «trappola di Tucidide», vale a dire la spirale di sospetto e rivalità che si accende tra una potenza egemone (Sparta, gli Usa) e una potenza emergente (Atene, la Cina) e che può portare alla guerra, è pronta a scattare. Basta una scintilla”.

– Lo scenario al momento resta quello di un conflitto internazionale multifronte, con situazioni belliche slegate tra loro. Al di là dell’acuta osservazione dell’ex pontefice, perché si possa propriamente parlare di un conflitto mondiale è comunque necessaria una saldatura tra queste situazioni?
“Queste situazioni di crisi sono già chiaramente saldate tra loro, non solo in Eurasia e in Medio Oriente, ma anche in Africa e in America Latina, dove molte «piccole guerre» (si fa per dire) stanno diventando sempre più proxy wars. Ulteriori tensioni nell’Indopacifico (Taiwan, Mar Cinese Meridionale) – che covano da tempo sotto le ceneri e mettono in contrasto diretto Cina e Usa – potrebbero quindi portarci sull’orlo di una nuova grande guerra mondiale, che farebbe molto male a tutti i contendenti. C’è solo da sperare che vi sia una chiara consapevolezza di questo rischio. Tra le ristrettissime élites dei decisori e, più in generale, nell’opinione pubblica internazionale”.