di Ghazy Eddaly –
TUNISI. Youssef Chahed, incaricato dal presidente Beji Caid Essebsi di formare un nuovo governo di unità nazionale a seguito della sfiducia a Habib Essid dello corso 31 luglio, è riuscito a trovare il consenso di 167 su 217 deputati (22 contrari, 5 astensioni) e quindi a diventare ufficialmente premier della Tunisia.
Il discorso del 40enne Chahed che ha preceduto il voto ha tracciato senza troppi giri di parole la situazione difficile che sta vivendo il paese, schiacciato fra crisi economica, disoccupazione giovanile, terrorismo e alto tasso di corruzione. A pesare sui conti dello Stato i 600mila dipendenti pubblici (120mila assunti dopo la “Primavera araba” del 2011), il debito pubblico è raddoppiato (29 miliardi di dollari) e la crescita è scesa all’1,5 per cento.
Per Chahed è necessario attrarre investimenti e ricominciare dal lavoro, “affrontando gli scioperi e le manifestazioni” e cercando di far riprendere la produzione dei fosfati, un elemento chiave dell’economia tunisina.
In tema di sicurezza ha detto che “La nostra prima priorità è la guerra al terrorismo e noi attueremo i meccanismi legislativi per la protezione delle forze di sicurezza”, anche perché il danno al settore del turismo dopo gli attacchi di Susa e del Bardo è importante; ha poi spiegato che ”La seconda priorità è la lotta alla corruzione, e ci siamo impegnati a mettere in atto il quadro giuridico appropriato per facilitare le attività delle istituzioni per combattere il fenomeno. Prometto che tutti i membri del governo dichiareranno i loro beni nel giro di due settimane”.
E’ intervenuto anche sul tema dell’Ambiente, facendo notare che negli ultimi anni non si è fatto nulla per il riciclaggio dei rifiuti e che il problema va affrontato.












