Tunisia. Saied illustra i pilastri del Piano di sviluppo 2026–2030, dopo 3.671 incontri consultivi

di Bessem Ben Dhaou –

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TUNISI. Il presidente tunisino Kais Saied ha incontrato presso il Palazzo di Cartagine la presidente del Consiglio Sara Zaafrani Zenzri e il ministro dell’Economia e della Pianificazione Samir Abdelhafidh, per esaminare i pilastri fondamentali del Piano nazionale di sviluppo per il periodo 2026–2030, elaborato sulla base di circa 3.671 incontri consultivi popolari svolti a livello locale, regionale e interregionale.
Saied ha definito il piano come un passo storico verso un nuovo modello di sviluppo, volto a rendere la Tunisia “un esempio di giustizia, libertà e dignità nazionale”, sottolineando che le prime linee guida del piano si fondano sulle istanze espresse dai cittadini nel corso delle consultazioni popolari.
Un comunicato della presidenza ha precisato che gli incontri consultivi hanno messo in luce una serie di richieste e sfide sollevate dai cittadini, tra cui: la complessità amministrativa, la riforma del sistema educativo, l’accelerazione dei progetti locali, il controllo dell’espansione urbana, la lotta all’edilizia abusiva, la riduzione della disoccupazione, il sostegno agli imprenditori, il miglioramento delle strade e dei collegamenti rurali, nonché lo sviluppo dei servizi locali.
Il presidente ha inoltre impartito istruzioni per la redazione, nel più breve tempo possibile, di un rapporto finale unificato che recepisca tali orientamenti nel Piano di sviluppo nazionale, ribadendo la necessità che i responsabili ne garantiscano l’attuazione con impegno, integrità e senso di responsabilità.
Questo approccio rappresenta una svolta rispetto alle precedenti politiche di pianificazione, poiché il piano si basa su un metodo partecipativo e ascendente (dal basso verso l’alto), avviato a livello locale e progressivamente esteso a quello nazionale, nel quadro dell’unità dello Stato, al fine di garantire la coerenza delle politiche pubbliche e dei progetti degli organi eletti.
La sera del 6 gennaio si è tenuto un Consiglio dei ministri sotto la presidenza della capo del governo, nel corso del quale sono state presentate le prime linee del Piano di sviluppo 2026–2030, orientato verso un nuovo modello di sviluppo fondato su giustizia sociale, equilibrio territoriale e sovranità economica, in linea con la visione del presidente e le aspirazioni dei tunisini.
Tra gli obiettivi principali figurano l’aumento dei tassi di crescita attraverso settori ad alto valore aggiunto, il rafforzamento dell’innovazione e della ricerca e sviluppo, la promozione degli investimenti produttivi, il miglioramento della resilienza economica agli shock, l’aumento della competitività, la creazione di posti di lavoro dignitosi e la riduzione della disoccupazione, in particolare tra i giovani e i laureati. Il piano punta inoltre ad ampliare i sistemi di protezione sociale, garantire pari opportunità nell’istruzione, nella sanità e nell’occupazione, attribuire priorità agli investimenti pubblici nelle regioni meno sviluppate, con particolare attenzione alle infrastrutture e ai servizi di base per ridurre le disparità, rafforzare l’attrattività dei territori e creare nuovi poli di crescita al di fuori dei centri tradizionali.
Il piano tiene conto anche delle sfide globali, quali le tensioni geopolitiche, il rallentamento della crescita mondiale, la riorganizzazione delle catene produttive, la trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale, nonché la transizione energetica e i cambiamenti climatici, prevedendo investimenti nelle energie rinnovabili e nelle tecnologie pulite.
Nel suo discorso in occasione del capodanno, il presidente Saied ha promesso una “guerra di liberazione sociale” incentrata sulla giustizia come fondamento della stabilità, della ricchezza e dell’occupazione, invocando nuove leggi e la loro attuazione con spirito nazionale.
L’economia tunisina resta tuttavia vulnerabile a causa dell’elevato debito e della debole crescita, sollevando interrogativi sulla coerenza tra il discorso politico e la realtà economica.
Dopo l’integrazione delle osservazioni, il piano sarà presto sottoposto al Consiglio dei ministri, per diventare la principale tabella di marcia dell’azione governativa per i prossimi cinque anni.
Questi sviluppi rappresentano una prova cruciale della capacità del sistema di tradurre le promesse in risultati concreti, in un contesto segnato da sfide interne ed esterne.