Turchia. Continuano le operazioni contro il Pkk nel Kurdistan Irq. grazie all’accordo con Baghdad

di Giuseppe Gagliano –

Procedono le operazioni della Turchia contro i membri del PKK che si sono rifugiati nel Kurdistan Iracheno, tensione violenze che hanno spinto numerosi residenti alla fuga. L’esercito turco è entrato nel Kurdistan Iracheno grazie a un accordo con il governo regionale e soprattutto quello centrale di Baghdad, il quale prevede la cooperazione militare, la sicurezza e la lotta al terrorismo, ma che rilancia anche i rapporti bilaterali storicamente tesi. La decisione di Ankara e Baghdad di stabilire un meccanismo di dialogo per affrontare le questioni di sicurezza riflette infatti una volontà comune di superare le divergenze, in particolare riguardo alle operazioni transfrontaliere della Turchia contro il PKK nel nord dell’Iraq, che Baghdad ha frequentemente denunciato come una violazione della propria sovranità. Tuttavia l’etichettatura del Pkk come organizzazione vietata da parte dell’Iraq, annunciata a marzo, segna una svolta cruciale poiché avvicina ulteriormente le posizioni dei due Paesi sulla questione, riducendo uno dei principali punti di frizione.
Il memorandum d’intesa firmato dai ministri della Difesa di Turchia e Iraq, descritto come “storico” dal ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, prevede la creazione di centri congiunti di coordinamento della sicurezza e di formazione, il che indica un impegno concreto a portare la cooperazione ad un livello operativo più avanzato.
Questo sviluppo non solo rappresenta un punto di svolta nelle relazioni turco-irachene, ma ha anche implicazioni geopolitiche più ampie nella regione. Da un lato rafforza la posizione della Turchia come attore chiave nella lotta al terrorismo, contribuendo al suo obiettivo di stabilizzare il confine meridionale e contenere l’influenza del PKK. Dall’altro, per l’Iraq la collaborazione con Ankara potrebbe offrire un’opportunità per rafforzare le proprie capacità militari e di sicurezza, pur mantenendo un fragile equilibrio tra il rispetto della propria sovranità e la necessità di affrontare efficacemente le minacce terroristiche.
Tuttavia permangono delle incognite, in particolare riguardo alla gestione del campo di addestramento di Bashiqa, dove la responsabilità sarà affidata alle forze armate irachene. Questo potrebbe rappresentare un punto di potenziale tensione futura, specialmente se dovessero sorgere divergenze sulle modalità operative. Inoltre la richiesta della Turchia affinché l’Iraq etichetti formalmente il Pkk come organizzazione terroristica potrebbe sollevare ulteriori sfide diplomatiche, considerando le complesse dinamiche interne all’Iraq e la presenza di diverse fazioni con interessi divergenti.
In sintesi l’accordo tra Turchia e Iraq segna un nuovo capitolo nelle loro relazioni bilaterali e potrebbe avere un impatto significativo sulla stabilità regionale, ma il suo successo dipenderà dalla capacità di entrambe le parti di gestire con attenzione le delicate questioni di sovranità e cooperazione.