Turchia. Accelera l’intesa con Ryad: nasce un nuovo equilibrio nel Medio Oriente

di Giuseppe Gagliano

Arabia Saudita e Turchia stanno trasformando anni di rivalità in una convergenza strategica destinata a incidere sugli equilibri del Medio Oriente. L’incontro ad Ankara tra il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan, e il capo della diplomazia turca Hakan Fidan conferma la volontà dei due Paesi di costruire un rapporto più stabile sul piano politico, economico e militare, in un contesto regionale segnato dalla guerra con l’Iran, dalle tensioni nel Golfo e dall’incertezza sul ruolo degli Stati Uniti.
I colloqui hanno riguardato sicurezza regionale, infrastrutture, commercio e cooperazione economica. Non si tratta soltanto di un riavvicinamento diplomatico, ma del tentativo di creare una relazione capace di resistere alle crisi della regione e di rafforzare il peso di Riyad e Ankara nello scenario mediorientale.
La svolta arriva dopo anni di tensioni. Le rivolte arabe del 2011 avevano collocato la Turchia di Recep Tayyip Erdogan vicino ai movimenti legati alla Fratellanza Musulmana, mentre l’Arabia Saudita considerava quelle forze una minaccia per gli equilibri monarchici del Golfo. Il caso Jamal Khashoggi aveva poi aggravato il gelo politico tra i due Paesi.
Oggi, però, gli interessi strategici prevalgono sulle divergenze ideologiche. Ankara ha bisogno di investimenti, capitali e aperture diplomatiche, mentre Riyad cerca partner industriali e militari per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. Gli scambi commerciali tra i due Paesi hanno raggiunto gli 8,5 miliardi di dollari alla fine del 2025, segnale di una cooperazione economica in crescita.
Il settore della difesa rappresenta il principale terreno di convergenza. La Turchia è diventata uno degli attori più dinamici nell’industria militare grazie a droni, sistemi elettronici, mezzi corazzati e capacità operative sviluppate nei conflitti in Siria, Libia, Caucaso e Iraq. L’Arabia Saudita guarda con interesse a queste competenze nel tentativo di rafforzare la propria sicurezza dopo le minacce iraniane contro infrastrutture energetiche e rotte marittime del Golfo.
Non si profila ancora una vera alleanza militare regionale, ma piuttosto un coordinamento pragmatico su dossier come la sicurezza del Golfo, il contenimento iraniano, il Mar Rosso, la Siria e lo Yemen.
L’Iran resta il principale fattore che spinge Riyad e Ankara verso una maggiore collaborazione. L’Arabia Saudita considera Teheran la principale sfida strategica nel Golfo e nel Levante, mentre la Turchia mantiene con l’Iran un rapporto più ambiguo, fatto di rivalità ma anche di cooperazione economica ed energetica. Tuttavia, un’escalation regionale metterebbe a rischio commercio, trasporti energetici e stabilità finanziaria, colpendo direttamente anche l’economia turca.
La dimensione economica dell’intesa è altrettanto centrale. Riyad dispone di enormi capitali e fondi sovrani, mentre Ankara offre industria, imprese di costruzione, tecnologia militare e una posizione geografica strategica. Investimenti sauditi in Turchia, partecipazione turca ai grandi progetti infrastrutturali sauditi e una possibile semplificazione dei visti mostrano la volontà di rafforzare l’integrazione economica tra i due Paesi.
Resta però delicato il rapporto con gli Emirati Arabi Uniti. Ankara non vuole compromettere i legami economici con Abu Dhabi, che mantiene una forte presenza finanziaria in Turchia e una significativa influenza a Washington. La strategia turca punta quindi a rafforzare l’asse con Riyad senza rompere con gli Emirati, mantenendo un equilibrio tra le diverse potenze del Golfo.
La nuova convergenza tra Arabia Saudita e Turchia riflette una trasformazione più ampia del Medio Oriente. I Paesi della regione non considerano più sufficiente la protezione americana e cercano reti di cooperazione multiple con attori regionali e globali. Per Ankara, il riavvicinamento a Riyad segna il ritorno nel mondo arabo dopo anni di isolamento; per l’Arabia Saudita rappresenta invece un modo per rafforzare la propria profondità strategica in un’area sempre più instabile.
Più che un’alleanza formale, quella tra Riyad e Ankara appare oggi come una convergenza pragmatica costruita sulla necessità di sicurezza, stabilità economica e gestione delle crisi regionali.