di Giuseppe Gagliano –
Il 12 agosto piccoli gruppi di soldati russi hanno spinto la linea del fronte più a Ovest in Ucraina orientale, nei pressi di Dobropillia, in quella che Reuters descrive come una delle incursioni più estese dell’anno. L’episodio arriva a tre giorni dal vertice in Alaska tra Vladimir Putin e Donald Trump, alimentando i timori europei di un negoziato che possa sancire una pace “imposta” a Kiev, con confini ridisegnati a favore di Mosca.
Secondo la mappa di guerra del progetto ucraino DeepState, le forze russe avrebbero guadagnato almeno 10 km in due direttrici, approfittando della carenza di truppe ucraine e cercando di consolidare teste di ponte. L’avanzata punta ad accerchiare nodi strategici come Kostyantynivka e Pokrovsk.
L’esercito ucraino ha reagito inviando riserve, ma ammette combattimenti durissimi contro piccoli gruppi di infiltrazione russa. Secondo il gruppo di analisi finlandese Black Bird, alcune unità nemiche sarebbero arrivate fino alla strada Dobropillia–Kramatorsk, a 17 km oltre la linea precedente.
Questa tattica, con penetrazioni rapide ma non sempre destinate a durare, complica la mappatura del fronte e crea un quadro volutamente “caotico”. Per gli analisti russi, l’obiettivo reale resta il controllo di città-fortezza come Sloviansk, Kramatorsk e Druzhkivka: senza di esse, l’avanzata resterebbe fragile.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito lo sfondamento un tentativo di Mosca di rafforzare la propria posizione negoziale in vista del vertice USA-Russia, mostrando all’opinione pubblica internazionale che “la Russia avanza e l’Ucraina perde”. L’ex consigliere del Cremlino Sergei Markov lo ha definito “un regalo” per Putin e Trump.
Kiev però ribadisce che nessun accordo di pace potrà prevedere cessioni territoriali. La narrativa ucraina punta a contrastare quella russa, che mira a legittimare i guadagni militari come base di trattativa.
In parallelo l’11 agosto le forze ucraine hanno annunciato la riconquista di Stepne e Novokostiantynivka, due villaggi nella regione di Sumy, dopo il recupero di Bezsalivka il giorno precedente. Una modesta inversione di tendenza in un contesto segnato da oltre un anno di avanzate russe lente ma costanti nel sud-est.
Sumy è un settore sensibile: Putin ha dichiarato di voler creare lì una “zona cuscinetto”, e l’offensiva russa mira a spostare la minaccia più lontano dai confini russi. La riconquista ucraina, seppur limitata, serve a dimostrare che Kiev mantiene capacità offensive.
L’avanzata nel Donbass, pur tatticamente circoscritta, ha un peso strategico elevato: indebolisce la posizione ucraina alle porte di un negoziato internazionale e costringe Kiev a disperdere risorse su più fronti.
Sul piano politico l’esito delle operazioni di agosto influenzerà la narrativa e i rapporti di forza al vertice di Anchorage. Per la Russia dimostrare progressi concreti sul campo significa sedersi al tavolo con un credito militare. Per l’Ucraina, limitare le perdite e mostrare capacità di recupero è vitale per respingere pressioni verso una pace sfavorevole.












