di Mariarita Cupersito –
I ministri degli Esteri di trentasei Paesi, tra cui l’Italia, hanno formalmente annunciato l’intenzione di prendere parte all’istituzione del Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina da parte della Russia.
L’impegno è stato formalizzato lo scorso venerdì 15 maggio nell’ambito della riunione annuale dei ministri degli Affari esteri del Consiglio d’Europa, organizzazione che ha preso l’iniziativa di colmare il vuoto giurisdizionale lasciato dalla Corte penale internazionale che la Federazione russa non riconosce.
La risoluzione stabilisce la struttura e le funzioni del comitato di gestione che supervisionerà il Tribunale, il quale avrà sede nella città olandese dell’Aia, ed eleggerà giudici e procuratori.
Andrii Sybiha, ministro degli Esteri ucraino, ha definito questo momento come “il punto di non ritorno” nella ricerca di responsabilità che dura da anni.
“Il Tribunale speciale diventa una realtà giuridica. Pochi credevano che questo giorno sarebbe arrivato, ma è arrivato”, ha dichiarato Sybiha tramite i propri canali social, richiamando i precedenti processi di Norimberga che portarono in giudizio i gerarchi nazisti superstiti. “Putin ha sempre voluto entrare nella storia, e questo tribunale lo aiuterà a farlo. Passerà alla storia. Come un criminale”.
Dei quarantasei Paesi membri del Consiglio d’Europa, dodici non hanno sottoscritto l’impegno comune; tra i Paesi aderenti figura l’Italia e c’è anche l’Unione europea, ma non sono presenti Malta, Bulgaria, Slovacchia e Ungheria. Tra gli Stati non europei hanno aderito Andorra, Islanda, Liechtenstein, Moldova, Monaco, Montenegro, Norvegia, San Marino, Svizzera, Regno Unito e naturalmente la stessa Ucraina. Anche Australia e Costa Rica, che non fanno parte del Consiglio d’Europa, hanno deciso di sostenere il Tribunale. La possibilità di aderire resta attualmente aperta ad altri Paesi, sia europei che extra-europei.
Il segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset, ha spronato i partecipanti a completare l’iter legislativo e a stanziare i fondi necessari per garantire che il Tribunale possa iniziare a lavorare quanto prima. L’Unione europea ha già stanziato a tal proposito 10 milioni di euro.
“Il momento in cui la Russia dovrà rispondere della sua aggressione si avvicina rapidamente. Il cammino che ci attende è quello della giustizia, e la giustizia deve prevalere”, ha dichiarato Berset.
Il tribunale sarà integrato dal Registro dei danni, il quale raccoglierà le richieste di risarcimento presentate dalle vittime dell’aggressione russa, e dalla Commissione internazionale per le richieste di risarcimento, che vaglierà tali richieste e deciderà in merito al pagamento.
L’istituzione di un tribunale speciale è stata ritenuta necessaria in quanto la Corte penale internazionale non può perseguire il crimine di aggressione se tale crimine viene attribuito a uno Stato che non riconosce la Corte stessa. La Russia ha ritirato la propria firma dallo Statuto di Roma nel 2016 e può utilizzare il suo veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per bloccare eventuali modifiche.
Come riporta Euronews, il crimine di aggressione potrà essere imputato a”una persona in grado di esercitare effettivamente il controllo o di dirigere l’azione politica o militare di uno Stato”. Si tratterebbe, dunque, della cosiddetta “troika”: il presidente, il primo ministro, il ministro degli Esteri e i comandanti militari di alto livello che hanno supervisionato l’assalto alla sovranità e all’integrità territoriale del Paese aggredito, in questo caso l’Ucraina. Resta tuttavia improbabile che tali soggetti vengano giudicati a breve: il Presidente, il primo ministro e ministro degli Esteri, infatti, saranno immuni da processi in contumacia, cioè senza la presenza fisica dell’imputato, fino al termine della propria carica.
Il processo in contumacia può invece essere portato avanti contro coloro che, al di fuori della troika, rientrano comunque nell’ambito del crimine di aggressione, come il capo dello Stato Maggiore delle Forze Armate russe Valery Gerasimov, il comandante dell’Aeronautica militare russa Sergey Kobylash e l’ex ministro della Difesa e oggi segretario del Consiglio di Sicurezza Sergei Shoigu. Chi sarà condannato mediante tale procedura avrà diritto a un nuovo processo se dovesse comparire di persona.
Si ipotizza che possano essere perseguiti anche ufficiali di alto livello della Bielorussia e della Corea del Nord, Paesi che hanno assistito direttamente alla guerra russa.
Il tribunale potrà imporre pene severe a chi sarà ritenuto colpevole, tra cui l’ergastolo, la confisca delle proprietà personali e multe pecuniarie, che confluiranno nel fondo di compensazione per le vittime.
“Non ci sarà una pace giusta e duratura in Ucraina senza che la Russia e gli autori degli orribili crimini commessi contro il popolo ucraino ne rispondano”, ha commentato imn un comunicato Kaja Kallas, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. “La Russia ha scelto di attaccare e invadere un Paese sovrano, uccidere il suo popolo, deportarne i bambini e rubargli la terra. La Russia deve affrontare la giustizia e pagare per ciò che ha fatto”.











