di Enrico Oliari –

Fin dall’inizio del conflitto sono apparsi nelle città ucraine i cosiddetti “reclutatori” (Tcr), ovvero militari e paramilitari che prelevano con la forza i giovani da mandare al fronte. Già nel 2024 vi erano state segnalazioni di giovani e meno giovani prelevati nei ristoranti, nei bar e persino ai concerti e caricati su furgoni bianchi o neri, e i social hanno riportato persino di madri allontanate in modo aggressivo mentre tentavano di strappare i figli ai reclutatori.

La realtà è che è cresciuta a dismisura nella popolazione l’insofferenza per una guerra innescata dalla Nato per fagocitare un paese con intere regioni russofone, mentre fioccano insieme ai missili e ai droni di Putin anche gli scandali legati alla corruzione e al malcostume dei soliti raccomandati che evitano la trincea. Il quadro vede anche una moltitudine di giovani e meno giovani, spesso benestanti, “rifugiatisi” nei paesi europei, per i quali le autorità di Kiev non hanno individuato soluzioni concrete se non quella di non rinnovare il passaporto.

Nei giorni scorsi a Leopoli una folla inferocita ha circondato un mezzo dei reclutatori salendovi sopra e cercando di rompere i vetri con un mattone, quindi lo hanno capovolto e incendiato. Solo l’intervento delle forze di sicurezza ha premesso di riportare la situazione sotto controllo, mentre la procura ha aperto un’inchiesta. L’aspetto che lascia stupiti è che il fatto è avvenuto in una città occidentale del paese solitamente ritenuta capitale del nazionalismo ucraino, mentre reazioni ai Tcr si erano registrate nei centri a maggioranza russofona e nelle aree rurali.

Aldilà dei proclami cantati a Bruxelles e da politici mediocri nostrani, gli ucraini sono stanchi della guerra, consci di agire per procura e quindi per gli interessi di altri.