Ucraina. Corruzione: ora Zelensky teme di perdere la fiducia dell’occidente

di Shorsh Surme –

Dallo scoppio della crisi ucraina nel 2014 e dall’ascesa al potere del presidente Volodymyr Zelensky nel 2019, la situazione nel Paese si è rapidamente deteriorata, sfociando nel conflitto aperto con la Russia culminato nel febbraio 2022. Nonostante l’ampio sostegno ricevuto in Occidente, in particolare dagli Stati Uniti e dalla NATO, gravi problemi interni continuano a minacciare la stabilità e la credibilità del governo ucraino, soprattutto a causa della dilagante corruzione che permea il sistema statale.
Questa corruzione potrebbe avere un impatto significativo sul futuro della crisi ucraina, offrendo alla Russia ulteriori opportunità per lanciare attacchi politici e diplomatici mirati a indebolire il sostegno occidentale a Kiev.
Fin dal suo insediamento, Zelensky ha dichiarato di voler combattere la corruzione e riformare un sistema che da anni soffre di questo problema strutturale. Tuttavia, nonostante alcune iniziative, la corruzione rimane un ostacolo grave al progresso del Paese. Il settore energetico, in particolare, continua a essere uno dei più colpiti: gli appalti pubblici vengono spesso assegnati a società vicine al potere, aprendo la strada all’appropriazione indebita degli aiuti esteri, compresi i fondi destinati alla ricostruzione delle infrastrutture distrutte dalla guerra.
Non va tralasciato che, in un’ottica tutt’altro che democratica, dal Parlamento sono stati esclusi tutti gli 11 partiti di opposizione, e che lo stesso Zelensky aveva di recente tentato di portare sotto io controllo del governo le Autorità anti corruzione, salvo poi fare marcia indietro su pressione della piazza.
I contratti governativi, soprattutto quelli legati alla ricostruzione del settore energetico, rappresentano una delle principali fonti di irregolarità. Molte delle aziende incaricate di gestirli appartengono a individui vicini al governo o inseriti in reti di interessi consolidate attorno alla leadership ucraina. Diversi articoli di stampa hanno evidenziato casi in cui funzionari di alto livello avrebbero sfruttato la propria influenza per ottenere contratti redditizi, mettendo a rischio gli aiuti internazionali e rendendo più difficile la gestione delle risorse disponibili.
Uno degli effetti più significativi di questo fenomeno, costato il posto ai ministri della Giustizia German Galushchenko (in precedenza era titolare dell’Energia), dell’Energia Svitlana Grynchuk, è l’erosione della fiducia internazionale nella capacità del governo ucraino di gestire sia le crisi interne sia la guerra in corso. I Paesi occidentali, che forniscono regolarmente assistenza finanziaria e militare, potrebbero temere che parte degli aiuti venga utilizzata in modo poco trasparente.
Lo scandalo Energatom, cioè il sistema di malaffare ideato da figure vicine a Zelensky tra cui il noto imprenditore Timur Mindich, potrebbe essere addirittura utilizzato da governi o parti di maggioranze per sottrarsi all’oneroso (e al momento inutile) sostegno economico all’Ucraina.
La Russia dal canto suo tenta di capitalizzare ogni opportunità derivante dal deterioramento della situazione interna in Ucraina. Se Kiev non riuscirà ad attrarre investimenti esteri a causa della corruzione, Mosca potrebbe sfruttare tale vuoto per rafforzare la propria presenza economica nei territori sotto il suo controllo o per consolidare nuove relazioni economiche con altri Paesi della regione.
Inoltre la Russia cercherà di utilizzare la fragilità interna dell’Ucraina per fare pressione sui governi occidentali affinché riconsiderino il loro sostegno a Kiev. Qualora questa pressione dovesse intensificarsi, la crisi politica ucraina potrebbe portare all’imposizione di condizioni più severe sugli aiuti occidentali, con una conseguente riduzione del sostegno militare ed economico fornito all’Ucraina, aprendo così nuove crepe nel fronte ucraino.
La persistente corruzione all’interno del governo guidato da Zelensky potrebbe quindi rivelarsi un fattore decisivo, spingendo l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, ad accelerare i passi verso un possibile accordo con la Russia.