
di Giuseppe Gagliano –
Nel cuore dell’Europa si apre un nuovo fronte politico tra Ungheria e Ucraina, alimentato da accuse di riciclaggio, scontri diplomatici e tensioni sull’energia. La disputa rischia di aggravare le divisioni nell’Unione Europea mentre il continente è già impegnato su altri fronti geopolitici.
La crisi è esplosa dopo l’arresto a Budapest di sette cittadini ucraini, successivamente espulsi dalle autorità ungheresi. Secondo Kiev il gruppo trasportava ingenti somme di denaro e oro destinati alla banca statale ucraina, mentre il governo ungherese sostiene che fossero coinvolti in operazioni di riciclaggio. L’Ucraina ha reagito con dure accuse parlando di sequestro e annunciando ricorsi alle istituzioni europee.
Dietro l’episodio giudiziario si nasconde però uno scontro politico ed energetico più ampio tra il governo di Viktor Orbán e quello di Volodymyr Zelenskyj. Al centro della disputa c’è il petrolio russo che continua a raggiungere Ungheria e Slovacchia attraverso l’oleodotto Družba. Kiev sostiene che i flussi siano rallentati da problemi tecnici dopo un incendio, mentre Budapest e Bratislava accusano l’Ucraina di usare il transito come leva politica.
Il braccio di ferro si inserisce in una più ampia strategia di pressione reciproca. L’Ungheria ha bloccato importanti decisioni dell’Unione Europea a favore di Kiev, tra cui nuovi aiuti finanziari e ulteriori sanzioni contro la Russia. L’Ucraina, che dipende fortemente dal sostegno europeo, teme che lo stallo possa compromettere la propria stabilità economica nei prossimi mesi.
Le tensioni sono alimentate anche da dichiarazioni sempre più dure. Zelenskyj ha lasciato intendere possibili risposte più drastiche se gli aiuti continueranno a essere ostacolati, mentre Orbán utilizza la crisi per rafforzare la propria posizione interna presentandosi come difensore dell’Ungheria dal coinvolgimento nella guerra.
Il confronto arriva inoltre a ridosso delle elezioni ungheresi del 12 aprile, con il premier sotto pressione nei sondaggi e l’opposizione in crescita. Il governo ha già rafforzato la sorveglianza su infrastrutture strategiche, mentre gli avversari politici accusano l’esecutivo di alimentare il clima di allarme.
Per l’Unione Europea la vicenda rappresenta un problema delicato. Bruxelles deve sostenere Kiev senza però permettere che le tensioni interne tra Stati membri paralizzino le decisioni strategiche. La crisi tra Budapest e Kiev mostra come il conflitto ucraino stia producendo fratture politiche ed energetiche anche all’interno del campo europeo.











