Ucraina. I “falchi della guerra” europei minano la pace. E von der Leyen vuole altri 90 mld per Kiev

di Enrico Oliari

Il cessate-il-fuoco in Ucraina continua ad essere una chimera. L’entusiasmo per il piano in 28 punti di Donald Trump è presto scemato davanti all’intransigenza europea, che in nome della “pace giusta” ha messo lì un contro-piano del tutto inaccettabile per il Cremlino e per il buon senso, dettando regole e condizioni come se ad essere invasa e a perdere territori, risorse e uomini fosse la Russia.
Così, invece di cercare il compromesso e di mettere fine alla carneficina in Ucraina, i falchi della guerra (e degli affari) puntano tutto sul riarmo e sulla dialettica militarista, tanto sanno (o sperano) che prima o poi la guerra contro la Russia si farà, a costo di avviare il terzo conflitto mondiale.
Il nodo principale non sono i territori conquistati, e neppure la tutela delle minoranze etniche: è portare l’Ucraina nella Nato, in modo da piazzare eserciti e basi nucleari lungo i 1700 km di confine con la Russia, ed è una cosa a cui Keir Starmer, Friederich Merz ed Emmanuel Macron non vogliono rinunciare. Anche a costo di lasciare spianare l’Ucraina, e di mettere le aziende e le famiglie europee sul lastrico.
Nel tentativo di trovare la quadra tenendo conto delle posizioni europee, i colloqui di ieri, durati 5 ore al Cremlino tra il presidente russo Vladimir Putin, l’inviato speciale Usa Steve Witkoff e Jared Kushner si sono tradotti in un nulla di fatto, per cui è saltato anche il previsto incontro dei due inviati di Trump con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Il consigliere presidenziale Yuri Ushakov ha anche fatto sapere che “gli europei continuano a rifiutare ogni contatto con noi, nonostante lo stesso presidente Putin avesse fatto sapere la sua disponibilità affermando che ‘se qualcuno dei leader europei vuole parlare, prego, benvenuti, venite a Mosca’”.
Per gli europei tuttavia l’extracomunitaria Ucraina continua ad essere un problema gradito, un pozzo senza fondo che abbellisce il giardino dei palazzi di Bruxelles. Dopo i 175 miliardi di euro sborsati ad oggi dagli europei, il presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha parlato dell’assistenza necessaria per contrastare il disastroso bilancio dell’Ucraina, paese noto già prima della guerra per essere il primo in Europa per corruzione. Von der Leyen ha spiegato che all’Ucraina serviranno quasi 136 miliardi di euro in due anni per fare fronte al vuoto di bilancio, accentuatosi con il disimpegno di Donald Trump, e che 90 arriveranno ancora una volta dalle tasche degli europei. Da quelle aziende, da quelle famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese e che nella loro massima priorità mettono l’entrata dell’Ucraina nella Nato.
L’unica a mostrare un po’ di buon senso sembra essere il capo della Bce Christine Lagarde, la quale ha spiegato al Parlamento europeo l’impossibilità di violare i trattati “scongelando” gli asset russi: quale paese o ente sarà disposto a investire nell’Ue nel momento in cui non avrà certezza dei propri soldi?