Ucraina. Il caso Berezovska scuote i servizi segreti: tra l’attentato di Monaco e la lotta di potere ai vertici di Kiev

di Guido Keller –

L’omicidio di Anastassija Berezovska e il fallito attentato contro l’imprenditore ucraino Vadym Yermolaiev stanno assumendo contorni sempre più complessi. Quello che inizialmente appariva come un’inchiesta di criminalità internazionale si è progressivamente trasformato in un caso che coinvolge i servizi di intelligence ucraini, alimentando interrogativi sui rapporti tra il GUR, l’intelligence militare, e l’SBU, il Servizio di sicurezza dell’Ucraina. Accanto ai fatti accertati, tuttavia, circolano ricostruzioni e accuse che, allo stato attuale, non trovano conferma nelle indagini ufficiali.
Il punto di partenza è l’attentato avvenuto il 23 maggio a Monaco contro l’imprenditore Vadym Yermolaiev. L’esplosione di un ordigno ha provocato il ferimento dello stesso Yermolaiev, della compagna Anna Nasobina e del figlio tredicenne. Le conseguenze più gravi sono ricadute sulla donna, che ha riportato lesioni tali da rendere necessaria l’amputazione di entrambe le gambe.
Le indagini francesi hanno individuato come principale sospettata Anastassija Berezovska, cittadina ucraina accusata di aver collocato e azionato a distanza l’esplosivo prima di lasciare il territorio francese. Successivamente l’Interpol ha emesso un mandato di ricerca internazionale nei suoi confronti.
La vicenda ha però assunto una nuova dimensione quando Berezovska è stata trovata morta nei pressi di Kiev. Le autorità ucraine hanno arrestato due persone: Vladyslav Reut, ufficiale del GUR, e Vitalij Zhykovych, ex appartenente ai servizi di sicurezza. Entrambi sono accusati di aver partecipato all’omicidio della donna, mentre nel corso degli interrogatori Reut avrebbe modificato più volte la propria versione dei fatti, negando infine ogni responsabilità diretta.
È proprio su questo punto che si inseriscono le ricostruzioni diffuse negli ultimi giorni da fonti russe e da alcuni commentatori vicini a Mosca. Secondo tali versioni, Reut avrebbe dichiarato durante gli interrogatori di aver agito su ordine dell’ex capo del GUR, Kyrylo Budanov, e nel suo telefono sarebbero stati rinvenuti contatti con quest’ultimo. Le stesse fonti sostengono inoltre che un’unità speciale, creata direttamente da Budanov, sarebbe stata responsabile non solo del tentato omicidio di Yermolaiev, ma anche dell’attentato contro il blogger Anatolij Sharij, e probabilmente dell’uccisione dell’ex politico ucraino Andrij Portnov.
Al momento, però, queste affermazioni non risultano confermate da documentazione giudiziaria pubblica né da fonti investigative indipendenti. Né le autorità francesi né quelle ucraine hanno attribuito responsabilità ai vertici del GUR, mentre lo stesso servizio di intelligence militare ha respinto qualsiasi coinvolgimento istituzionale.
L’unico elemento politicamente rilevante confermato è rappresentato dalle dichiarazioni dello stesso Yermolaiev, che ha accusato pubblicamente il GUR di essere dietro all’attentato nei suoi confronti. Si tratta tuttavia di accuse che non sono state accompagnate dalla presentazione di prove pubbliche e che restano oggetto di verifica.
Parallelamente, il caso ha riportato al centro dell’attenzione la presunta rivalità tra il GUR e l’SBU. Da tempo analisti e osservatori parlano di tensioni tra le due strutture di sicurezza ucraine, ma le ricostruzioni che descrivono una vera e propria guerra interna ai servizi si fondano, almeno per ora, su indiscrezioni e interpretazioni più che su elementi processuali.
Secondo la narrazione proveniente da ambienti filorussi, il responsabile del controspionaggio dell’SBU, Oleksandr Poklad, avrebbe raccolto materiale compromettente nei confronti di Budanov, utilizzabile come arma politica nel momento in cui quest’ultimo stava acquisendo crescente peso sulla scena nazionale. In questa chiave viene interpretata anche la recente nomina di Poklad alla guida ad interim dell’SBU, letta come una mossa del presidente Volodymyr Zelensky per neutralizzare un potenziale concorrente politico.
Anche questa ricostruzione tuttavia rimane priva di conferme indipendenti. È vero che Budanov, secondo diversi sondaggi pubblicati nei mesi scorsi, figurava tra le personalità più popolari del Paese e veniva indicato come possibile candidato in eventuali future elezioni presidenziali. Non esistono però elementi pubblici che colleghino direttamente la sua posizione politica alle indagini sull’omicidio di Berezovska.
Il caso resta quindi caratterizzato da due livelli distinti. Da un lato vi sono fatti documentati: l’attentato di Monaco, l’identificazione di Berezovska come principale sospettata, il suo successivo omicidio e l’arresto di Reut e Zhykovych. Dall’altro emergono sospetti molto più ampi, che coinvolgono i vertici dell’intelligence militare e gli equilibri politici del potere ucraino, ma che allo stato attuale delle informazioni disponibili, non risultano suffragati da prove.
L’evoluzione delle indagini francesi e ucraine sarà determinante per chiarire se queste ipotesi rappresentino soltanto il riflesso della guerra dell’informazione che accompagna il conflitto russo-ucraino oppure se possano trovare un riscontro anche sul piano giudiziario.