di Giuseppe Gagliano –
La guerra in Ucraina è diventata anche un sistema economico che alimenta la spesa militare, sostiene l’industria della difesa e ridisegna gli equilibri politici tra Europa e Stati Uniti. È questa la tesi sviluppata da Édouard Husson nel dibattito diffuso da Géopolitique Profonde, secondo cui il continuo afflusso di fondi a Kiev contribuirebbe a consolidare un modello economico e strategico fondato sul riarmo permanente, pur trattandosi di una lettura che, nelle sue accuse più estreme, non è supportata da prove documentali.
L’aspetto politicamente più rilevante riguarda il crescente impegno finanziario richiesto ai Paesi europei, chiamati a sostenere contemporaneamente l’assistenza militare all’Ucraina, il rafforzamento delle proprie capacità difensive e l’acquisto di sistemi d’arma prodotti in larga parte dall’industria statunitense. In questo contesto Washington mantiene la leadership strategica e industriale, mentre gli alleati europei sopportano una quota crescente dei costi.
Secondo questa analisi, il principale beneficiario economico del conflitto sarebbe il comparto della difesa. La domanda pubblica di armamenti garantisce infatti contratti pluriennali e investimenti continui, mentre molti Paesi dell’Unione Europea, privi di adeguate capacità produttive, finiscono per rafforzare soprattutto l’industria militare americana, consolidando una dipendenza tecnologica e logistica dagli Stati Uniti.
L’Ucraina rappresenta inoltre un futuro mercato per la ricostruzione di infrastrutture, reti energetiche, trasporti e apparati industriali. I finanziamenti destinati alla fase postbellica potrebbero tradursi in nuovi rapporti di dipendenza economica attraverso debito, privatizzazioni e grandi appalti.
Sul piano militare, il sostegno occidentale ha consentito a Kiev di evitare il collasso, senza però modificare in modo decisivo gli equilibri del conflitto. La Russia conserva infatti una consistente capacità produttiva, missilistica e demografica, mentre l’Europa deve confrontarsi con limiti industriali, arsenali ridotti e tempi lunghi per ricostituire le proprie scorte. Prolungare la guerra senza un chiaro obiettivo politico rischia quindi di trasformare il sostegno militare in una strategia priva di una prospettiva di conclusione.
Dal punto di vista geopolitico, il conflitto ha rafforzato il legame tra Europa e Stati Uniti, riducendo al tempo stesso i rapporti economici con la Russia. Mosca, tuttavia, ha intensificato la cooperazione con Cina, India, Iran e numerosi Paesi dell’Asia, dell’Africa e del Medio Oriente, contribuendo allo sviluppo di circuiti economici e finanziari alternativi a quelli occidentali.
L’analisi conclude che, al di là delle accuse prive di riscontri documentali su presunti interessi occulti, il protrarsi della guerra produce effetti concreti: aumenta la spesa pubblica per la difesa, rafforza l’industria militare, consolida l’architettura atlantica e rende sempre più difficile un percorso negoziale. Più il conflitto si prolunga, maggiore diventa il numero degli attori economici e politici che, direttamente o indirettamente, traggono vantaggio dalla sua prosecuzione.












