Ucraina. La guerra dietro le mappe: il vero costo dei contrattacchi di Kiev

di Giuseppe Gagliano –

L’Ucraina rivendica quasi 600 chilometri quadrati riconquistati dall’inizio del 2026, ma il dato territoriale racconta solo una parte della realtà. Sul fronte orientale, dove la guerra è ormai dominata da droni, artiglieria e logoramento, la questione centrale non è quanti villaggi vengano recuperati, ma quale prezzo umano e militare Kiev debba pagare per mantenerli.
La strategia del comandante Oleksandr Syrsky punta su contrattacchi continui per dimostrare che l’esercito ucraino conserva capacità offensive e che il sostegno occidentale produce risultati concreti. Una linea che ha consentito di rallentare alcune avanzate russe e di ottenere successi locali, soprattutto nell’area di Zaporižžja. Tuttavia, ogni operazione offensiva richiede uomini, munizioni e risorse che l’Ucraina fatica sempre più a sostituire.
Mosca, pur avanzando più lentamente rispetto al passato, continua a esercitare pressione nel Donbass e lungo altri settori del fronte. La strategia russa resta quella del logoramento: consumare progressivamente le risorse ucraine senza necessariamente ottenere rapide conquiste territoriali. In questo contesto, la guerra si misura meno con le mappe e più con la capacità di sostenere nel tempo perdite e sforzi produttivi.
Anche la lettura del fronte è diventata più complessa. Le moderne tecnologie di sorveglianza hanno trasformato il campo di battaglia in uno spazio continuamente osservato, dove il controllo di un territorio non coincide più necessariamente con la presenza stabile di truppe. Villaggi e posizioni possono risultare contesi, controllati dal fuoco nemico o difficili da mantenere, generando valutazioni differenti da parte di osservatori e centri di analisi.
La guerra ha inoltre evidenziato la crescente dipendenza dalle infrastrutture tecnologiche. Sistemi come Starlink, insieme all’intelligence satellitare e agli aiuti militari occidentali, rappresentano elementi fondamentali per la capacità operativa ucraina. Questo sostegno costituisce un vantaggio strategico, ma al tempo stesso rende Kiev fortemente dipendente da decisioni politiche e industriali prese all’estero.
Sul piano economico e politico, ogni avanzata ucraina assume un valore che va oltre il campo di battaglia. I risultati militari servono anche a convincere governi e opinioni pubbliche occidentali della necessità di continuare a finanziare lo sforzo bellico. Il rischio, però, è che la pressione a mostrare successi influenzi le scelte operative, spingendo verso azioni costose dal punto di vista militare.
Gli analisti ricordano che nelle guerre moderne chi attacca senza una netta superiorità aerea tende a subire perdite maggiori. Questa regola vale sia per la Russia sia per l’Ucraina, ma pesa diversamente sui due contendenti. Mosca dispone infatti di una maggiore profondità demografica e industriale, mentre Kiev deve fare i conti con una popolazione ridotta, una mobilitazione sempre più difficile e una crescente dipendenza dagli aiuti occidentali.
Per questo il vero interrogativo non riguarda soltanto la capacità dell’Ucraina di riconquistare terreno, ma la sostenibilità di tale sforzo nel lungo periodo. In una guerra d’attrito, infatti, la vittoria non dipende esclusivamente dai successi tattici, bensì dalla capacità di sopportare più a lungo il costo umano, economico e politico del conflitto.
A oltre quattro anni dall’inizio della guerra, né Mosca né Kiev hanno ottenuto una svolta decisiva. Ma mentre le mappe continuano a mostrare avanzate e arretramenti di pochi chilometri, la sfida fondamentale resta quella della resistenza. Ed è proprio su questo terreno che si giocherà il futuro del conflitto.